Festività Natale e Capodanno, attenzione alla sindrome del piatto vuoto: ecco cos’è

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Si sa che durante il periodo natalizio ci si lascia un po’ andare a tavola. D’altronde dal punto di vista gastronomico e non solo, le regioni italiane presentano ricette e piatti tipici molto gustosi e prelibati. Proprio nel corso delle festività dovremo provare a resistere alla tentazione di mangiare l’ultimo dolcino rimasto sul vassoio, o un pezzetto di torta o di pizza.

Il fenomeno del piatto vuoto

In particolare i ricercatori della Hofstra University, il cui studio verrà pubblicato sulla rivista Appetite nel numero di febbraio 2019, hanno esaminato il fenomeno del piatto vuoto. I ricercatori hanno messo in evidenza una errata una credenza sul piano alimentare. Dallo studio è emerso che una singola porzione di cibo lasciata sul piatto faceva molto più gola rispetto a più alimenti.

La sindrome del piatto vuoto: un auto-inganno della mente

In particolare si tende a credere che l’ultimo biscotto non faccia poi così male. Insomma si tratta di un meccanismo psicologico che ci auto-assolve, convincendoci che un altro boccone non è poi così calorico come lo è in realtà il più delle volte. I cibi maggiormente appetibili sono quelli ricchi di sale, grassi o zuccheri. In questo senso l’autrice della ricerca al sito Healthday Lona Sandon, dello University of Texas Southwestern Medical Center, spiega che:

“una strategia è mangiare cibi con meno grassi, zuccheri aggiunti e sale. Raramente si sente dire qualcuno che ha voglia di mangiare una porzione extra di broccoli ma è pieno. Lo farà con la torta al cioccolato”

Un ricercatore invece della Washington University a Saint Louis, consiglia di mangiare piano, perché solo assaporando i cibi, ci si può rendere conto di quando si è sazi. Un altro suggerimento è di iniziare con portate più piccole. Il consiglio di fondo però è di non farsi tentare dal dolcino rimasto sulla guantiera, un invito certo difficile da non raccogliere per i più golosi.

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