L’inquinamento del Mediterraneo mette a rischio le tartarughe

tartarughe marine

Il “mare nostrum”, così come lo chiamavano i romani, è da molti anni soggetto a inquinamento causato da rifiuti di plastica; le tartarughe marine e gran parte della fauna e della flora acquatica del mediterraneo stanno soffrendo a causa di questa situazione inammissibile.
Le tartarughe, secondo le stime del WWF, si trovano a rischio di estinzione. Molte di loro rimangono intrappolate nelle reti e, purtroppo, non riescono a sopravvivere; altre, scambiando i rifiuti per cibo, ingoiano i numerosi sacchetti di plastica galleggianti e muoiono soffocate.

Ma non è tutto. Non è raro, infatti, il caso di una tartaruga marina uccisa dall’impatto con lo scafo di una nave. Questa specie è considerata uno dei tesori del Mediterraneo e noi ne stiamo compromettendo la salvaguardia.
Uno dei più grandi spettacoli naturali è la corsa delle tartarughe appena nate verso il mare aperto; questo fenomeno colpisce soprattutto le coste meridionali dell’Italia, ma ormai avviene sempre meno frequentemente.

Animalisti e ambientalisti si occupano della salvaguardia dei 40 nidi di tartarughe marine presenti in Italia, ma non sembra essere abbastanza perché il loro numero continua a diminuire. Il responsabile è indubbiamente l’uomo e l’inquinamento che esso produce. Gli incidenti di impatto con le imbarcazioni sono inevitabili, ma si può ottenere un buon risultato rendendo consapevoli i pescatori dell’utilità e dello straordinario valore delle tartarughe marine; in questo modo, anche la pesca può essere fatta preservando quanto più possibile il precario ecosistema marino.

Non dobbiamo dimenticarci del fatto che anche noi possiamo fare qualcosa per aiutare i volontari del WWF.
Per prima cosa, quando andiamo al mare, non gettiamo rifiuti sulle spiagge e raccogliamo i sacchetti, le bottiglie e i bicchieri di plastica che troviamo. Grazie a questi piccoli gesti possiamo contribuire a salvare numerose tartarughe, la cui esistenza dipende proprio da noi esseri umani.

Segui KontroKultura su Instagram, clicca QUI!