Obesità infantile: nell’olio di oliva il segreto per combatterla

L’obesità è sempre più diffusa, non solo tra gli adulti, ma anche tra i bambini. Stando a uno studio condotto dai ricercatori dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, una sostanza contenuta nell’olio di oliva sarebbe attiva nei confronti del fegato grasso nei bambini obesi. Ma andiamo a considerare più nel dettaglio quanto scoperto dai ricercatori. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista ‘Antioxidant and Redox Signaling’.

Obesità infantile: olio di oliva per contrastarla

L’idrossitirosolo, questo il nome della sostanza contenuta nell’olio di oliva, un fenolo dal potere antiossidante, svolgerebbe una triplice azione: migliora lo stress ossidativo, l’insulino resistenza e la steatosi epatica nei bambini obesi affetti da fegato grasso. I medici del Bambin Gesù hanno condotto lo studio con la collaborazione col dipartimento di chimica biologia e farmacologia dell’Università di Messina.

Tuttavia per conseguire l’effetto desiderato sarebbe necessario utilizzare notevoli quantità d’olio di oliva. In tal modo però vi sarebbe il rischio di diventare obesi perché si tratta di un alimento molto calorico.

Questo rischio può però evitarsi grazie ai progressi compiuti dalla tecnologia farmaceutica, che permette di utilizzare gli elementi antiossidanti presenti nell’olio di oliva, isolandone le proprietà benefiche per la salute, senza “pagarne” l’effetto calorico.

In questo senso così ha spiegato l’esperto Valerio Nobili, responsabile di epatologia, gastroenterologia e nutrizione del Bambino Gesù:

“Questi prodotti assolutamente naturali possono essere integrati nella dieta dei bambini obesi per combattere le complicanze
dell’obesità come lo stress ossidativo (invecchiamento cellulare, danno delle pareti delle arterie e vene) l’insulino resistenza e la steatosi epatica”

Obesità infantile: dati in aumento

In Italia 2 bambini su 10 sono in sovrappeso, 1 su 10 è obeso. Vi è una maggiore prevalenza nel Centro Sud. L’obesità infantile non è correggibile facilmente: il 50% degli adolescenti rischia di rimanerlo anche da adulto. La conseguenza è che sempre più bambini ed adolescenti sviluppano patologie derivanti dall’obesità finora sconosciute all’infanzia, quali ipertensione, diabete di tipo 2 e displidemia.

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