Achille Lauro ne ha per tutti: da Sanremo alla droga

Achille Lauro

Dalle stalle alle stelle. Dai garage ai maggiori club italiani. È proprio vero che gli ultimi saranno i primi. È un periodo magico per Achille Lauro a livello professionale. Trascorsa un’adolescenza burrascosa, tra disagi personali e familiari, è riuscito a sbancare, divenendo un idolo per moltissimi giovani.

E il bello deve ancora venire, con l’ascesa al mainstream. Sarà infatti uno dei 24 cantanti protagonisti al prossimo Festival di Sanremo, in programma dal 5 al 9 febbraio 2019.

Achille Lauro: underground fino ad un certo punto

Nato e cresciuto come artista underground, la partecipazione di Achille Lauro ha indignato alcuni fan. Ma lui fa spallucce, è abituato alle critiche. E, soprattutto, non si sente affatto un venduto, come degli haters gli imputano.

Sente infatti che non debbano esistere barriere. Diversamente, crede fermamente che un evento di così grande portata porterà ad avvicinarsi alla sua musica quelli che ancora non lo conoscono. A Tgcom24 racconta qual è il suo pensiero:

“Negli ultimi tempi la domanda che mi sono più spesso sentito fare è stata: “ma davvero vai al festival’? E perché non avrei dovuto? Siamo trasversali, facciamo quello che vogliamo (e parla al plurale, includendo Boss Doms che sarà con lui sul palco, ndr). Siamo il nuovo pop, la nuova musica che avanza e occupiamo tutti gli spazi che possiamo. Avevamo un brano adatto, sperimentale, una piccola opera d’arte, che sorprenderà anche i nostri fan. E soprattutto chi ha detto che il festival è anti-giovani e anti-musica bella?”

Achille Lauro: un artista versatile

Sul suo profilo social, Achille Lauro, alla voce occupazione, potrebbe mettere “lavori in corso”. Oltre al Festival di Sanremo, è infatti in uscita “Sono io Amleto” (Rizzoli), una biografia-non biografia con cui accompagna nel suo mondo interiore. Un progetto complementare al docufilm “Achille Lauro no Face 1”, che uscirà nelle sale il prossimo autunno.

“Il progetto completo prevede una trilogia: questa prima parte racconta il passato, racconta da dove sono arrivato. Perché la musica ha bisogno di una storia dietro e chi mi ascolta deve sapere quale è la mia storia. Poi ci sarà il racconto dei primi passi e infine dove sono arrivato. Il business di oggi. È una storia a lieto fine». Già, perché poteva non essere così. «Un angelo mi ha protetto fino a oggi – scrive nel suo libro -. Mi facevo per noia, per solitudine, per divertimento ma poi sono cominciate le tragedie, gente che se ne andava. Da un giorno all’altro ho detto basta con la droga. Avevo 21 anni. Quando ho capito che la musica era la mia strada”

Achille Lauro e la droga

Sul palco dell’Ariston, Achille Lauro toccherà con Rolls Royce il tema della droga. Non una novità, visto che già altri suoi testi ne parlano.

“Raccontiamo quello che succede. La droga esiste, nelle periferie come nel mondo dello spettacolo. Ma le persone capiscono il messaggio che mandiamo. Noi non siamo educatori e la musica ha dietro storie e persone. I ragazzi ci vedono come un esempio e sicuramente noi come artisti abbiamo delle responsabilità, ma non possiamo diventare capri espiatori. Altrimenti dovremmo mettere al bando gente come Amy Winehouse o Jim Morrison”

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