The normal heart, un amore normale

“Non è vero che gli uomini non sanno amare, è che hanno imparato a non farlo.”

 

 

E’ il 1981, Ed Weeks, famoso scrittore, gay dichiarato, si reca a Fire Island Pines (Long Island), per festeggiare il compleanno di un amico. Libertà sessuale, nessuna inibizione, alcool e divertimenti senza freni, si mostrano nelle prime immagini. Una comunità gay tipica dei primi anni ’80, quella stessa comunità che si ritroverà a lottare contro quella malattia che non ha ancora un nome, il cancro dei gay, è così che lo chiamano. E il silenzio che ruota attorno ad esso è agghiacciante, imbarazzante, atroce, assurdo. Ma quel silenzio non porterà a nulla, non placherà la furia omicida del cancro dei gay, non moriranno meno uomini se si eviterà di parlarne.

Ed eccola lì, quella malattia che, ancora oggi, non lascia scampo. Lividi, tumefazioni, vomito, allucinazioni, perdita di conoscenza, di un contatto con la realtà che li circonda. Effetti visibili o meno che portano a galla una morte racchiusa in una sorta di congiura del silenzio. Sono solo uomini quelli che vengono “portati via”, sono omosessuali, la colpa è loro, del loro stile di vita, di quell’errore primordiale che sta nell’amare la persona sbagliata. E cosa c’è di sbagliato nell’amare? Quale colpa può essere così atroce, da far si che, nell’arco di quei primi anni, le autorità politiche e sanitarie, decidano di voltarsi dall’altra parte, chiudere gli occhi, perché così è più facile, perché la colpa è loro, perché quello è il cancro dei gay.

The Normal Heart, film targato HBO, realizzato per la televisione e diretto dall’autore di Glee, verrà mostrato in anteprima sul canale di Sky Cinema1, per la prima volta, il 22 settembre di questo stesso anno. Un film che ha commosso l’America e l’Italia. Con la sua forza, con quelle lacrime che accompagnano immagini di un amore vero, reale, forte, che combatte contro la morte, contro una morte assurda, che non ha senso, non si può morire con la sola colpa di aver amato un essere umano.

Un intenso Mark Ruffalo, un indescrivibile Matt Bomer (protagonista della serie tv White Collar), una gigantesca Julia Roberts, rendono questo film degno di essere visto, di essere vissuto, perché non esiste altro modo per guardarlo, se non quello di viverlo intensamente.

Nel 1985 fu Larry Kramer, attivista e fondatore dell’Unità di crisi per la salute dei Gay, a portare sul palcoscenico quest’opera d’arte, opera che ha scosso il mondo, opera che continua a sconvolgerlo per la realtà e l’intensità di scene che, ancora oggi, la nostra società, non è pronta ad accettare.

Ed Weeks, si ritroverà così, nel corso della pellicola, a soffrire, amare per la prima volta con un vigore senza eguali. Trasportato dalla rabbia, dal dolore, dalla paura di perdere l’amore della sua vita, combatterà non solo contro l’indifferenza dell’America, ma anche contro quella stessa comunità gay che dovrebbe restare unita, che dovrebbe combattere con i pugni e con i denti per farsi ascoltare, per farsi vedere, per farsi sentire. Accanto ad Ed, nella sua battaglia, la dottoressa Emma Brookner, un medico sulla sedia a rotelle interpretato da una stupenda Julia Roberts. Pronta, accanto ad Ed, a mostrare la sua rabbia per quel silenzio impronunciabile. Ancora, accanto ad Ed, un fantastico Matt Bomer (dimagrito circa 30 kili per mostrare il cambiamento dopo il sopraggiungere della malattia), il suo Felix, il suo amore, anche lui colpito da quel male, anche lui vissuto con la sola colpa di aver amato un altro essere umano.

Candidato a 16 Emmy Awards, vince il premio come Miglior film per la tv. Un solo premio per un film che ne avrebbe meritati molti di più. Un film, come già detto, degno di essere vissuto, amato, visto e rivisto. Una volta non basta, per quelle lacrime che continueranno a scendere, per quella voglia di lottare, combattere, per quella forza non lascia spazio alla resa.

Al termine della pellicola, quel male avrà un nome: AIDS. Non sarà più solo il cancro dei gay. Eppure, ancora oggi, c’è chi lo ritiene una colpa degli omosessuali, a chi ama una persona del sesso opposto non può accadere, è così che si dice, è così che molti, nella nostra società, la pensano. Guardare questo film, vivere questa pellicola, significa accettare una normalità che non vuole essere vista. Amare, è questa la normalità.

“Sono un disastro, ecco cosa sono. Piangi, e piangi fino a quando pensi di non poter piangere più. E poi piangi ancora di più.”

 

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