Alla scoperta di… Luca Flores

Pianista Jazz di notevole talento, ingiustamente misconosciuto, Luca Flores nasce a Palermo nel 1956 e inizia lo studio del pianoforte a soli 5 anni grazie agli stimoli materni. Trasferitosi in Mozambico con la famiglia, la sua vita viene segnata da un evento traumatico che lo accompagnerà nell’arco di tutta la sua breve ma intensa esistenza: la morte della madre in un incidente automobilistico, da lui spesso vista come il suo “male oscuro“.

Diplomatosi in Pianoforte al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, incontra il jazz nel 1974. Appassionatosi a questo genere, forma un quintetto e un trio e partecipa ai principali festival italiani e internazionali dell’ambiente. Viene, così, in contatto con artisti del calibro di Chet Baker, Dave Holland, Steve Lacy, Lee Konitz, con il sassofonista Massimo Urbani e inizia anche la sua carriera di insegnante, prima in collaborazione con la Scuola Andrea del Sarto di Firenze e successivamente anche con alcune scuole senesi, in cui ebbe come allievo anche Stefano Bollani.

L’attività di Flores è immensa e cresce di anno in anno insieme al suo talento. La vita però, purtroppo, lo pone spesso davanti ai fantasmi del suo passato. A un carattere ombroso e taciturno si affiancano periodi di forte depressione, fino ai primi segni di squilibri mentali, che lo portarono, più di una volta, ad atti di autolesionismo: si tagliò i polpastrelli di un dito e una volta arrivò a conficcarsi un cacciavite nell’orecchio per, come dichiarò in seguito, “fermare il cervello che mi sta scendendo nella gola“. Il suo disagio mentale era un continuo crescendo che lo portò ad un gesto estremo: il 29 marzo 1995 muore suicida nella sua casa di Montevarchi.

Pur essendo un pianista di formazione classica, abbracciò in pieno tecniche e segreti dell’ambiente jazz, mostrando anche una notevole abilità nell’improvvisazione. Proprio per il suo carattere schivo, Flores, non è mai arrivato alle luci della ribalta ma è sempre restato nell’ombra, sebbene coloro che abbiano avuto il piacere di sentire le sue esibizioni, le descrivano come delle session di grande espressività e potenza.

L’arte di Flores è stata, come spesso accade, rivalutata dopo la sua morte. A lui sono stati dedicati un libro di Walter Veltroni, Il disco del mondo e un film del 2007, Piano Solo, in cui ha recitato Kim Rossi Stuart.

L’attività discografica di questo sensazionale pianista si compone di cinque album, l’ultimo dei quali è stato registrato fino a pochi giorni prima della sua tragica scomparsa ed è considerato il suo testamento musicale, in particolar modo la struggente How far can you fly?, nelle cui note si percepisce la sofferenza che ha accompagnato l’artista in tutta la sua esistenza.

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