Massimo Giletti dice addio a Non è l’Arena: il clamoroso risvolto sul suo futuro

Il possibile addio di Massimo Giletti a La7

Domenica scorsa su La7 è andata in onda l’ultima puntata stagionale di Non è l’Arena, il programma d’approfondimento condotto da Massimo Giletti. E proprio il giornalista torinese ha fatto un discorso che sa proprio d’addio. Il conduttore prima di chiudere ha ringraziato gli ospiti che erano presenti in studio e poi ha precisato che non è detto che il prossimo anno televisivo ci sia ancora una volta Non è l’Arena. Ecco come ha concluso l’artista piemontese:

“So solo che qui a La7 ho vissuto molto bene. Ad maiora”,

Massimo Giletti lascia Non è l’Arena per tornare in Rai?

C’è da dire che da alcuni mesi circola una voce sul futuro di Massimo Giletti. Infatti si parla di un suo possibile ritorno in Rai, dopo il clamoroso allontanamento di due anni fa. Adesso il governo è cambiato e un ritorno del giornalista torinese sarebbe gradito. Questo, però, comporterebbe un possibile scontro con l’altro conduttore di punta della domenica sera, Fabio Fazio, che la settimana scorsa è stato spostato da Rai Uno alla seconda rete della tv pubblica con il suo Che Tempo Che Fa.

Ospite a Radio 24 a La Zanzara, Giletti aveva detto che la Rai è nel suo cuore, lui pensa di ricordare solo cose belle. Quindi non ricorda i servi di partito che lo hanno cacciato o persone che hanno deciso di farlo andar via.

“C’è stato qualcuno che ha spinto per farmi andar via. Ma io sono per l’assoluta libertà. Sono cose vecchie, quello che conta è lavorare bene”,

ha affermato il giornalista piemontese.

Il conduttore piemontese parla a La Zanzara su Radio24

Mentre sugli interventi del vicepremier leghista Matteo Salvini su Fabio Fazio e Gad Lerner, Massimo Giletti ha detto che la politica non dovrebbe entrare in modo così duro. Ma la Rai è un bene pubblico, il riferimento è il Parlamento, quindi il Parlamento non può far finta di non vedere. Poi che ci sia anche la Commissione di Vigilanza, roba da Minculpop che non l’ha mai capita. Le nomine dei direttori di rete e dei telegiornali sono sempre state politiche.

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