Elio Germano, il giovane favoloso Giacomo

Elio Germano veste i panni del giovane favoloso Giacomo Leopardi. Il film, presentato alla mostra di Venezia, ottiene un più che meritato successo, debuttando con 250 copie.

E’ questa la storia di un poeta, di quell’uomo, forse ancora sconosciuto, di quel giovane, favoloso, la cui vita, la cui interiorità è, ancora oggi, un mistero da svelare.

Il film ha debuttato ieri, 16 ottobre, nelle sale e, ad assistere alla prima, ci sono stati anche numerosi studenti poiché centinaia sono state le richieste da parte dei provveditorati italiani.

Ma questo Leopardi, questo poeta di cui tanto abbiamo studiato e appreso, si presenta in modo diverso rispetto a ciò che, da sempre, la scuola a cercato di inculcare nella mente dei giovani. O forse no. Elio Germano, in un’intervista con R.Prima cinema, afferma che, in realtà, è quello Leopardi, il suo Leopardi. Ironico, sarcastico nella sua scrittura, desideroso d’amore e di fuoco. Un Leopardi unico, un uomo immenso, grande nel suo modo di entrare in chiunque lo voglia comprendere, amare, fino a quell’ultimo momento trascorso nella città di Napoli, dove esalò l’ultimo respiro il 14 giugno 1837.

“È stato il film per il quale ho dovuto e voluto fare la preparazione più lunga”.

Ancora lui, un grande Elio Germano, nella suddetta intervista, parla al pubblico della sua preparazione, durata tre mesi, in cui ha potuto studiare Leopardi “quando si parla dei vantaggi del proprio lavoro”.

E’ una voce profonda quella dell’attore romano, che interpreta uno dei più grandi poeti italiani. E quella voce, riporta in vita il nostro poeta, il nostro Leopardi, con le sue mille contraddizioni, con la sua voglia di uscire dagli schemi, di non essere costretto da quella società che lo circonda a vivere dietro una maschera, una definizione che non è stata scelta. Come essere chiusi in una gabbia, dalla quale, quella stessa società, non ci permetterà mai di uscire. E’ lo stesso Germano ad affermare che, ognuno di noi, vivo chiuso dietro una maschera che, spesso, noi stessi, abbiamo deciso di indossare, per non mostrarci, per non mostrare ciò che siamo realmente. Ma non per tutti è così. Chi ha amato, conosciuto Leopardi, sa, sente, che c’era molto di più di ciò che la scuola ha portato nelle nostre menti.

Un Leopardi pronto a trascorrere una vita colma di infelicità, purché questa sia reale, vera, piena.

La sceneggiatura, portata alla luce con Ippolito Di Majo, diventa un libro, uscito Martedì 14 ottobre, edito da Mondadori- Electa. I testi che “ascoltiamo” nel film sono tutti, e nel modo più assoluto, fedeli alle opere del Leopardi. Dallo Zibaldone alle Operette Morali, fino a giungere a quell’epistolario che ci permette di conoscere la vita di un uomo “spettacolare”, colmo d’amore e contraddizioni.

In quelle opere che restano immortali, Leopardi, mette tutto se stesso, e ancora di più. In quell’interpretazione, Elio Germano, porta un nuovo Leopardi, o forse, quell’uomo che non abbiamo mai compreso realmente. Quell’uomo che, attraverso le sue grandi opere, ci ha portato a comprendere, ad avvicinarci alla vita, una vita che, sempre e comunque, vale la pena di essere vissuta.

E così, Germano, s’innamora profondamente del suo Giacomo (lo chiama spesso così all’interno delle interviste). Quasi sembra che lo ringrazi, per avergli insegnato qualcosa che non tutti sappiamo o che, forse, cerchiamo di ignorare.

“Leopardi ci insegna a vivere i nostri sentimenti, le nostre illusioni…”

Il film, interpretato, come abbiamo già detto, da quello che sarà ricordato, ancora una volta, come un grande Elio Germano, è rivolto principalmente ai giovani. Giovani che potranno, forse per la prima volta, sentirsi vicini a questo giovane ribelle, a quest’uomo, favoloso, che ha cercato di vivere la propria vita in ogni suo aspetto, sfidandola, cercando di scoprire, di sorridere e piangere. Perché, come diceva Nietzsche, la vita va abbracciata in ogni suo aspetto, anche negli avvenimenti più terribili.

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