Fury: Brad Pitt e il suo ritorno alla guerra

Brad Pitt è tornato. Ancora una volta sul grande schermo e, ancora una volta, su uno scenario di guerra: la seconda guerra mondiale.
Il film sarà presentato in anteprima europea e chiuderà questa sera il London Film Festival.

Fury, ultimo film che vede come protagonista l’affascinante appena cinquantenne Brad Pitt, porterà con sé non poche polemiche a causa di una serie di scene, forse troppo crude, contenute nella pellicola.

Aprile 1945. Siamo in Europa, agli sgoccioli della seconda guerra mondiale. L’ufficiale americano Wardaddy  guida il suo carrarmato oltre le linee nemiche in quella che sembra una missione suicida. Al comando di un’unità di cinque soldati, il temerario ufficiale cercherà di colpire il cuore della Germania nazista.

Il film, scritto e diretto da David Ayer, con Brad Pitt nel ruolo dell’eroico ufficiale, porta all’interno del suo cast anche Shia La Beouf, Logan Lerman, Michael Pena e Jason Isaacs.

La prima clip promozionale del film è stata diffusa il 10 giugno 2014 durante il terzo Electronic Entertainment Expo a Los Angeles, mentre il 24 giugno è stato diffuso il primo poster ufficiale. Il primo trailer invece è uscito il 25 giugno. La pellicola, inizialmente programmata per il 14 novembre, è stata anticipata nelle sale cinematografiche statunitensi al 17 ottobre 2014.

“Non è un film sul conflitto, ma sul dramma della guerra che vive ogni soldato”.

Queste alcune delle parole rilasciate da Brad Pitt durante la conferenza stampa a cui era presente anche parte del cast.

Il film, secondo lo stesso attore, porta al suo interno una serie di analogie con la precedente pellicola, all’interno della quale troviamo, come sfondo, la seconda guerra mondiale. Pitt afferma, durante una delle numerose interviste prima dell’uscita del film nelle sale europee, che Basterds lavorava di fantasia, su uno sfondo storico molto realistico, mentre Fury, lo scenario storico lo prende molto sul serio”.

L’attore racconta di aver intrapreso, per la durata di tre mesi prima delle riprese, un addestramento simile a quello di un vero addestramento da caserma. Decisione, quest’ultima, presa dal regista David Ayer, per portare all’interno della pellicola quella verità e quel realismo che caratterizzeranno la pellicola stessa. Per alcune scene sono stati utilizzati veri carrarmati offerti (esclusivamente per le riprese) da alcuni collezionisti, racconta ancora l’attore soffermandosi poi su ciò che ha imparato grazie al film.

 “Ho incontrato molti veterani, tedeschi e americani. I  carri armati americani erano di gran lunga inferiori a quelli tedeschi, ma noi americani eravamo di più e abbiamo avuto anche un numero maggiore di vittime. I carri armati erano trappole mortali, quanti ragazzini bruciati vivi là dentro… Col film abbiamo cercato di rendere onore ai superstiti”.

In attesa di vederlo nelle sale italiane, l’attore ci lascia con poche parole che rispecchiano quella realtà che non cambierà mai:

“La guerra è un inferno”.

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