Gorgona, ultima isola carcere dell’arcipelago toscano

Gorgona è l’ultima isola adibita a carcere dell’arcipelago toscano, è una frazione del comune di Livorno,  è lunga tre chilometri, larga due e dista trentasette chilometri dalla costa della regione Toscana.

A Gorgona risiedono circa una settantina di persone che da sempre vivono accanto ai carcerati; in questa casa circondariale vengono sperimentati progetti all’avanguardia, da quando è sorta questa colonia penale si è data grande importanza alle tecniche di allevamento e di itticoltura, da insegnare ai carcerati, infatti l’isola di Gorgona vanta la presenza di un’azienda agricola che conta circa 400 capi di bestiame e che produce anche olio e formaggio; ma non solo perchè in tempi recenti la famiglia dei marchesi Frescobaldi,  azienda toscana di vini con oltre 700 anni di storia,  ha voluto inserirsi in questo bel progetto di recupero dei detenuti e grazie alla loro esperienza vinicola,  l’isola carcere si è trasformata anche in un paradiso enologico; parlando proprio di vini, si può dire con orgoglio che Il vino “Gorgona” prodotto in collaborazione con i detenuti, saranno presenti nei migliori ristoranti ed enoteche italiane.

Ritornando a ritroso nel tempo già nel 1875 i detenuti dell’isola di Gorgona erano impegnati nei lavori agricoli, pensate che in quell’anno vennero piantati ben 260.000 vitigni e si produceva già un ottimo vino; ma non solo venivano coltivati gli orti e frutteti, oliveti e anche piantagioni di Lino; c’era anche spazio per l’allevamento di bestiame come polli, bovini, suini e anche api. In quegli anni l’attività produttiva dell’isola era molto fiorente in quanto i detenuti che vi lavoravano erano un numero sempre molto elevato, in certi periodi si arrivava anche ad avere la presenza di 300 persone, ma con il passare degli anni il numero diminuì progressivamente e con esso anche la produzione agricola e di allevamento; basti pensare che nel 1977 i detenuti erano solo 12.

Ad oggi però le cose sono nuovamente cambiate, lo scopo di questo carcere è quello di riabilitare i detenuti attraverso il lavoro agricolo e quindi le persone detenute a Gorgona sono in aumento, oggi se ne contano una cinquantina. I detenuti sperano infatti di esservi trasferiti in quanto vivono all’aperto per molte ore al giorno. Ad agosto 2012 i detenuti erano settanta e la percentuale di stranieri era di poco inferiore al 50%.

L’intera isola di Gorgona è messa a disposizione del carcere, salendo verso la Torre Medicea, che è la sede della direzione dell’Istituto, si trovano le case destinate al personale dell’Amministrazione Penitenziaria, mentre una decina circa di immobili sono stati concessi a privati originari dell’isola. Il carcere è suddiviso in due sezioni, il più grande, le Capanne, ospita la maggior parte dei detenuti, è provvista di sala musica, campo da bocce, campo di calcio-tennis, palestra e una fornita biblioteca; una giorno alla settimana si tengono dei corsi di meditazione;  mentre la seconda sezione, Transito, è più piccola e si trovano i detenuti ammessi al lavoro all’esterno. Nel carcere c’è anche un ambulatorio al piano terreno dell’edificio,  con una  sala d’attesa, un ambulatorio per le visite mediche, una farmacia, un ambulatorio di odontoiatria; anche se c’è da sapere che i detenuti sull’isola di Gorgona non presentano nessun tipo di gravi patologie psico-fisiche; infatti per poter essere trasferiti nel carcere di Gorgona bisogna godere di un ottimo stato di salute.

Ci sono 6 medici che fanno i turni e un infermiere ed il medico di guardia è lo stesso per gli abitanti non detenuti dell’isola. Accedere a Gorgona è difficile, non ci sono navi di linea che effettuano il servizio, c’è solo un viaggio giornaliero garantito dalle imbarcazioni della Polizia Penitenziaria, condizioni meteo permettendo, ad uso e consumo dei dipendenti del carcere e per coloro che hanno l’autorizzazione ad accedere sull’isola. I colloqui con i detenuti avvengono il martedì.

Il perno del carcere di Gorgona rimane comunque il lavoro, infatti tutti i detenuti sono impegnati in attività lavorative in campo agricolo, nei vigneti e negli oliveti che dal 1998 grazie al prezioso aiuto dell’Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Arezzo, si è potuto realizzare un vigneto di ben due ettari ed è stata anche creata una cantina attrezzata per fare ed imbottigliare il vino destinato alla commercializzazione interna; si pratica anche la panificazione, l’apicoltura, si alleva bestiame per l’auto consumo di carne, latte e formaggi. Si lavora anche in campo della meccanica, edilizia ed artigianato.

 

Lo scopo di questo istituto penitenziario è appunto quello di favorire il rientro nella società dei detenuti, il problema è che i fondi vengono tagliati in continuazione quindi è sempre molto difficile riuscire a far andare avanti una struttura di questo genere. Si spera che il progetto nato sull’isola di Gorgona sia da esempio alle amministrazioni e che nascano altri progetti del genere, in modo tale da far lavorare tutti i detenuti, impiegando logicamente solo quelli con pene detentive brevi e sicuramente quelli che non creino problemi all’esterno, in attività ad esempio rivolte al recupero del patrimonio ambientale, come può essere la manutenzione e la pulizia dei parchi e delle ville comunali delle città o anche della pulizia dei greti dei torrenti.

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Fabiana Spagnolo: Una ragioniera che ama poco la matematica, ma molto la scrittura! Amo leggere, viaggiare e cucinare. Sono volontaria per due associazioni, AIL e "Angelo Biondo" Onlus, e mi piace tutto ciò che riguarda il fai-da-te.