Charles Manson: 50 anni dal massacro di Bel Air

Charles Manson: 50 anni dal massacro di Bel Air
Charles Manson: 50 anni dal massacro di Bel Air

Era il 9 agosto 1969 quando Hollywood fu sconvolta da uno dei più efferati omicidi mai accaduti negli Stati Uniti. Parliamo di quello di Sharon Tate (26 al momento della morte) per mano del diabolico Charles Manson. Sharon era una ragazza piena di sogni e speranze per la sua carriera. Un’attrice già famosa nonostante la giovane età, sposata con Roman Polanski (85) da cui aspettava un bambino. Tate, al momento dell’assassinio, era all’ottavo mese di gravidanza.

Charles Manson: un film ispirato al massacro

Sharon Tate fu vittima di un massacro adoperato dalla setta guidata dal famigerato Charles Manson. Di recente, nelle sale cinematografiche è uscita una pellicola che rievoca quel tragico delitto: “C’era una volta Hollywood” del regista Quentin Tarantino.

Nel cast troviamo pezzi da ’90 quali Brad Pitt, Leonardo Di Caprio ed una splendida Margot Robbie (The Wolf of Wall Street, Suicide Squade) nei panni di Sharon Tate. Luogo principale della storia una villa, quella in cui avvenne l’omicidio del’attrice 26enne. La residenza si trovava sulle colline di Bel Air, ad un indirizzo divenuto oramai tristemente famoso: 10.050 Cielo Drive.

La sera della strage

Tutto iniziò l’8 agosto 1969, quando Sharon Tate era tornata da poco da Londra a bordo di un transatlantico. Era incinta di 8 mesi e suo marito Roman, impegnato in Europa per motivi di lavoro, l’avrebbe raggiunta una decina di giorni dopo, giusto in tempo per veder nascere il loro bambino. Quella sera, Sharon uscì fuori a cena in compagnia di tre amici. Essendo provata dalla gravidanza, Tate decise di rientrare a casa presto, non mancando di invitare il suo gruppo per chiacchierare spensieratamente.

Il giorno dopo, intorno alle ore 8:15, presso la residenza di Roman Polanski e Sharon Tate giunse la cameriera Winifred Chapman. Entrando in casa tramite la porta di servizio, la donna attraversò la sala da pranzo per arrivare in salotto. La poverina si ritrovò davanti uno spettacolo a dir poco cruento: c’era sangue dappertutto, perfino sul soffitto e un cadavere sporgeva fuori dalla porta finestra.

Gli agenti constatarono come tutti coloro che erano all’interno della villa fossero stati barbaramente uccisi, tra cui la stessa Sharon Tate, il cui corpo senza vita giaceva dietro un divano sdraiato sul fianco. Il cadavere era completamente ricoperto di sangue, con il ventre squartato. Il capo di Sharon era infilato in un cappio. Accanto a lei il cadavere di un altro uomo con in testa un asciugamano insanguinato.

A caccia del colpevole

La polizia identificò Charles Manson come colpevole della strage grazie alla testimonianza di un motociclista, Daniel Di Carlo ed alle confessioni (poi ritrattate) di Susan Atkins. La polizia arrivò dunque alla “famiglia” di Manson (il quale era il capo) abitante presso un finto villaggio western, un vecchio set cinematografico abbandonato da tempo.

Il folle criminale, soprannominato Satana, venne arrestato il 12 ottobre 1969. La testimonianza decisiva circa le malefatte di Manson e del suo perverso gruppo fu Linda Kasabian. Il folle santone venne inizialmente condannato alla pena di morte, pena commutata in seguito in ergastolo.