Lino Guanciale: “Il mio 2020. I quarant’anni? Ne ho risentito”

Lino Guanciale in giacca e camicia

Lino Guanciale racconta i prossimi impegni professionali e confessa di faticare ad accettare il tempo che avanza

Correva il 2012 quando conquistò i primi risultati degni di nota nello spettacolo. In seguito alla poco fortunata serie Il Segreto dell’Acqua, i telespettatori gli riconobbero talento nella fiction Una Grande Famiglia. Da lì in poi la carriera di Lino Guanciale è decollata, in un’escalation tale da renderlo oggi uno dei volti più affermati della fiction italiana.

I ruoli affidati sono sempre aumentati, da Che Dio ci Aiuti, passando per Non Dirlo al Mio Capo, L’Allieva, la Porta Rossa, fino a La Dama Velata, negli ultimi anni l’attore abruzzese si è tolto parecchie soddisfazioni. Alla Stampa, Lino Guanciale conferma il felice periodo attraversato: la sua vita negli ultimi sette-sette anni è radicalmente cambiata.

Vive un momento particolarmente intenso e bello a livello professionale. E si gusta l’avvenire: il meglio deve ancora venire, ne è certo perché fermarsi è inconcepibile e inammissibile. Tuttavia, non tutto è rose e fiore, in particolare fatica a convivere con il tempo che avanza. Gli attuali 40 saranno pure i nuovi 25, eppure un po’ lui comunque ne ha risentito.

Progetto internazionale e teatro

Nel prossimo anno si prospetta un fitto calendario di impegni per Lino Guanciale, tra il teatro e il set. Sul piccolo schermo reciterà nelle sue fiction di maggiore fortuna, L’Allieva e La Porta Rossa, entrambe giunte alla stagione numero tre. Inoltre, si aggiunge una importante nuova produzione internazionale, una proposta impossibile da rispedire al mittente. In ambito teatrale comincia a ottobre, con ben tre rappresentazioni: Ragazzi di Vita, After Miss Julie e La Classe Operaia Va in Paradiso premiato con un grande successo di critica e di pubblico.

Lino Guanciale in Il Commissario Riccardi

Prima però – durante la prossima stagione – Lino Guanciale sarà protagonista su Rai Uno con Il Commissario Ricciardi, storia basata sui romanzi di Maurizio De Giovanni, le cui riprese sono partite a Taranto alcuni mesi fa e continuano a Napoli in queste settimane. Un ruolo – quello che l’attore porta davanti alla macchina da presa – sotto certi aspetti molto affine a lui.

Timido per necessità, possiede un dono che è anche la sua stessa dannazione: vede gli istanti finali di chi viene ucciso. Un fardello immane che fatica a reggere e sempre lo rende straniero. Ma non finisce qui. Come Lino Guanciale, anche il personaggio interpretato è un osservatore per professione. Una persona che vive il conflitto con sentimenti e irrazionalità.

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