Fai musica col Tablet

frankemusic_stroke_machine

Una delle qualità intrinseche all’essere “smart” è, per un dispositivo, la capacità di sopportare anche carichi di lavoro sostenuti.
Per questa ragione, molti produttori di applicazioni desktop destinate alla produzione musicale hanno ben pensato che in un dispositivo portatile come il tablet queste ultime avrebbero trovato un nuovo e più proficuo mercato.
L’iPad di Apple e sicuramente il dispositivo più utilizzato da musicisti e produttori per il nutrito catalogo di applicazioni per tutti i generi e gusti dedicate alla musica.
Al contrario, gli utenti Android, causa la frammentazione dei dispositivi, non potranno contare sulla medesima varietà né su applicazioni professionali, cosi i surface di Microsort, ancora troppo giovani.
Un componente essenziale è il sequencer: uno strumento che ha semplificato di gran lunga il lavoro dei vecchi artigiani del suono.
Sebbene chi ascolti un brano musicale abbia la sensazione che i musicisti abbiano registrato le loro parti in con-
temporanea, in realtà nella maggior parte dei casi ogni strumentista ha suonato il proprio strumento in solitaria seguendo una base di riferimento ed un clic di metronomo (lo strumento che segua il tempo), magari in una location diversa da quella degli altri per esigenze di “room” (le stanze di registrazione).
Questa tecnica detta anche “multitrack recording”; cioè registrazione multitraccia, è diventata davvero alla portata di tutti quando dal nastro si è passati all’hard disk recording.

I sequencer rappresentano quindi l’applicazione principale del computer nell’ambito di ciò che oggi ha del tutto sostituito la registrazione analogica a vantaggio di quella digitale: mentre un nastro registra un segnale
elettrico su un nastro magnetico, il sequencer registra byte nella memoria del PC.
Tra le applicazioni leader nel campo dei sequencer troviamo Pro Tools di Avid, Cubase di Steinberg e Logic di Apple

Segnali Audio e segnali MIDI sono due entità diametralmente opposte seppure entrambi siano destinati alla riproduzione di suoni.
Un segnale audio è rappresentato in digitale da una sequenza bit che possono contenere musica, suono o rumore: si tratta, sostanzialmente di quello che troviamo nei comuni CD audio o nei file MP3
Un segnale MIDI e invece un insieme di dati che contengono informazioni sulle note premuta, sul modo in cui le abbiamo premute, sulla durata e su eventuali modulazioni che vengono poi inviate ad un software che processa tali dati per trasformarli in suono.
Sono pertanto utili a controllare ad esempio un sintetizzatore o uno strumento virtuale facendogli suonare la parte che abbiamo definito, ma vincolati ad un software che traduca in suoni i dati in esso contenuti.

Il vantaggio di operare in MIDI è la possibilità di intervenire sulla note, sulla loro durata, sull’intensità del suono e su molti altri parametri anche dopo l’esecuzione: intervento che non e possibile effettuare sui normali file audio in quanto il suono viene definito gia all’ ingresso

 

Segui KontroKultura su Instagram, clicca QUI!