Willy Branchi: altri due nomi nel registro degli indagati

Willy Branchi: altri due nomi nel registro degli indagati
Willy Branchi: altri due nomi nel registro degli indagati

Continuano le indagini per l’omicidio di Willy Branchi. Stiamo parlando del 18enne ucciso a Goro (Reggio Emilia) con una pistola da macello. Una volta eliminatolo, gli assassini lasciarono il corpo presso l’argine del Po. Era il 1988. Nonostante il tempo trascorso, i reali assassini del giovane non sono stati ancora identificati. Come si legge da FanPage, sono due i fratelli ad essere stati iscritti ultimamente nel registro degli indagati per la morte del giovane.

L’avvocato Simone Bianchi è l’attuale legale della famiglia di Willy Branchi. Il pm Andrea Maggioni ha ufficialmente riaperto le indagini sul caso nel 2014. Gli assassini di Willy, prima di ucciderlo, lo spogliarono e lo malmenarono continuamente, per poi finirlo con una pistola da macello.

Willy Branchi: trascinato in una trappola mortale

Secondo quanto reso nuoto dalle nuove indagini sull’omicidio di Willy Branchi, poco prima di essere ucciso, i suoi aguzzini lo avrebbero attirato in una trappola in via Buozzi. Qui, i suoi assassini lo avrebbero prima aggredito e in seguito malmenato con veemenza a poca distanza dall’abitazione di un testimone, Rodrigo Turolla, di professione sarto. Le Iene hanno ultimamente intervistato l’uomo, oramai anziano, ma questi sembra preferire il silenzio, al fine di tutelare la sua incolumità.

Eppure, al suo tempo, Rodrigo Turolla confessò che “Willy era stato caricato” proprio lì. Turolla consegnò inoltre un laccio della felpa appartenente al 18enne, rinvenuto all’interno del suo garage. In seguito, Willy sarebbe stato portato in via Cerci. Proprio qui, all’epoca dei fatti, esisteva un locale adibito a stalla, al cui interno vi erano anelli per animali appesi al muro.

Secondo quanto emerso dalle ultime indagini, gli aguzzini incatenarono Willy Branchi nell’edificio. Qui, dopo aver martoriato il corpo e il volto del 18enne (oramai ridotto ad una maschera di sangue) gli tolsero la vita con una pistola da macello. Questi avrebbero poi trascinato il cadavere del ragazzo al di fuori della stalla, tramite una stradina sterrata, abbandonandolo nudo lungo l’argine del Po.

Strano come gli assassini, invece di sbarazzarsi del corpo di Willy Branchi occultandolo in qualche modo, avessero preferito lasciarlo abbandonato. È plausibile che qualcuno o qualcosa avesse sorpreso i balordi proprio in quel momento. Secondo alcuni testimoni, sarebbe stato un cane a metterli in fuga.

Indagini ostacolate

Le indagini, in un primo momento, si concentrarono sul criminale Valeriano Forzati, deceduto in carcere per un altro reato. Gli inquirenti, all’epoca, indagarono con molte difficoltà, anche a causa della poca collaborazione da parte dei compaesani di Willy Branchi. Alcuni testimoni cercarono addirittura di depistare le indagini. Questi sono attualmente indagati con l’accusa di falso, fra cui anche padre Tiziano Bruscagin, parroco di Goro. Il prelato, in un primo momento, confessò al maresciallo incaricato delle indagini di conoscere i reali colpevoli dell’omicidio di Willy. Affermazioni ultimamente negate dal sacerdote nel corso di un confronto con lo stesso maresciallo.