Marco Mazzoli, in esclusiva, ci rilascia un’intervista.

Abbiamo incontrato Marco Mazzoli, amatissima voce dello show radiofonico lo Zoo di 105. Il conduttore ci ha parlato degli ultimi avvenimenti che hanno coinvolto il suo programma, del rapporto con i colleghi e non solo. Vediamo insieme cosa ci ha raccontato Marco Mazzoli.

 

D. Abbiamo sentito che prossimamente andranno in onda due eventi speciali, la puntata dedicata a Rocco Siffredi e quella in cui trasmetterai insieme a Marco Galli: vuoi darci qualche anticipazione?
Marco Mazzoli. Confermo il primo evento (che andrà in onda il 27 novembre, ndr), il secondo non posso ancora confermarlo, perché purtroppo parlare con Galli è un po’come parlare con il Papa. Non sono ancora riuscito a confrontarmi con lui su questo, ma ci proverò.

D. Si è detto di tutto sulla momentanea chiusura dello Zoo di fine settembre, dalle critiche ai piani alti del Gruppo Finelco, fino all’idea che sia stata solo una mossa di marketing: cosa ci puoi dire di questo fatto, che ha scatenato i numerosissimi fans dello show?
Marco Mazzoli. Guarda, il marketing e lo Zoo sono due mondi completamente distinti, figurati che in radio non abbiamo nemmeno l’ufficio marketing. La verità è che io mi ero veramente rotto, eravamo arrivati ad una situazione insostenibile. L’unica cosa che potevo fare in quel momento era chiudere, in attesa di trovare un’idea che potesse azzerare tutte le questioni, in primis il fatto che Gibba avesse mollato il programma di colpo e che si fosse ricreata la stessa situazione del 2010, quando se ne andarono i miei 3 colleghi.  Quindi mi sono semplicemente preso del tempo per capire come uscire da questa impasse.

D. A proposito di Gibba, in tanti auspicano un suo ritorno in squadra: secondo te, prima o poi succederà?
Marco Mazzoli. In futuro chi lo sa? Tutto è possibile, così com’è tornato Paolo e come siamo riusciti a fare la puntata speciale con Wender e Fabio. C’è da dire che ci sono dei trascorsi tra me e Gibba, tra lui e la radio, ecc. Io ho sempre mascherato la cosa perché ci tenevo che Gibba crescesse in un momento in cui avevo rifatto la squadra e volevo che il programma ripartisse. Se ho evitato di affrontare determinati temi in questi anni è per il bene del programma, però sono successe delle cose, in passato ma anche ultimamente, che non hanno fatto bene a livello umano. Io però, come accade spesso, ingoio e vado avanti. Tra l’altro, non si può dire che Gibba sia un santo: la proposta che gli era stata fatta era molto dignitosa, parliamo di cifre importanti; ma poi, a parte questo, pur ringraziandolo per il contributo che ha dato, ciò che mi ha davvero ferito è una questione umana. Vedi, io ero suo amico da 22 anni e lui è praticamente scomparso, non mi ha affrontato, e questo non si fa.

D. Ultimamente si è vociferato anche di un possibile abbandono di Marco Galli: che ne pensi?
Marco Mazzoli. Beh, Marco cavalca ogni mia iniziativa di questo tipo. Diciamoci la verità, nessun’altra emittente al mondo darebbe ai dj le libertà che abbiamo qui, tanto io, quanto lui. Lui dice queste cose per giocare e prendermi in giro, come a dire: “Lo fa Mazzoli, lo faccio anch’io!“.

D. Lo Zoo di 105 va in onda da oltre 15 anni e ha un numero spropositato di sostenitori accanitissimi: qual è il vostro segreto?
Marco Mazzoli. Sai, me lo chiedono sempre e sinceramente non so mai cosa rispondere. Di base sono le uniche due ore della giornata (anche per me e per chi fa parte del programma) in cui si cui si dimenticano i problemi. Ci sono dei giorni in cui mi sveglio la mattina e mi dico: “Oggi non vado in onda!”, perché magari sono troppo incazzato, mi è andata male qualcosa, ho litigato con mia moglie, tasse da pagare, rotture che mi arrivano dall’Italia, ecc, ma poi schiaccio quel bottone ed entro in un’altra dimensione. Credo proprio che il programma abbia un potere curativo, è cazzeggio puro, ti dà l’idea di essere al bar con degli amici con cui puoi condividere i discorsi che vengono fatti. Tante volte diciamo cose sbagliate, io per primo ma, anche se non le condividi, vieni tirato in mezzo, noi lo chiamiamo “il tunnel“. Poi abbiamo sempre cercato di dare un senso di appartenenza agli ascoltatori: ho diversi ragazzi che mi mandano sia scenette, che blocchi riflessivi. Quando ho chiuso il programma, qualche mese fa, a scrivere il discorso finale mi ha aiutato un ascoltatore che si chiama Steve Garavaglia, che ha solo 22 anni ma scrive da Dio. Anche Marco Dona è “Uno della cumpa“, che abbiamo messo alla prova e che poi è entrato a far parte della squadra. Gli ascoltatori, alla fine, si sentono quasi “proprietari” del programma, nella posizione anche di esprimere il proprio dissenso sulle scelte fatte, il che ovviamente ha dei pro e dei contro.

D. Effettivamente, tu sei molto attivo sui social network e in più occasioni hai definito gli ascoltatori come “la tua famiglia”; quando leggi post di critica (ad esempio ultimamente, in merito alla ricerca di nuovi inviati) ti arrabbi oppure no?
Marco Mazzoli. Guarda, mi arrabbio molto quando vengono fraintese le intenzioni. Ad esempio, nel caso a cui hai fatto riferimento, volevo semplicemente dare la possibilità a delle persone comuni di approfittare del potenziale del programma per mettere in evidenza i problemi di cui i giornali locali non si occupano. E comunque non doveva essere una cosa politica,  io avevo pensato all’idea che gli ascoltatori prendessero i quotidiani e li commentassero in dialetto, sarebbe molto divertente. Quando leggo queste critiche, mi passa la voglia di lanciare delle proposte, ma mi rendo conto che le accuse ci saranno sempre.

D. Se non avessi fatto questo mestiere, verso quale settore ti saresti orientato?
Marco Mazzoli. Ormai sono entrato in questo vortice e sarà dura venirne fuori. Comunque mi piace tantissimo scrivere, ad esempio adesso nel programma mi occupo anche della scrittura. Vedi, sono cresciuto in una famiglia in cui mio padre lavorava nel cinema negli Stati Uniti. Se fossimo rimasti a Los Angeles, magari avrei scritto delle sceneggiature (in realtà ogni tanto lo faccio, anche se poi restano chiuse in un cassetto). In ogni caso, sarei comunque rimasto nell’ambito artistico.

D. Ci puoi dare qualche anticipazione relativa allo Zoo?
Marco Mazzoli. A marzo inizieremo a girare un film tratto dal mio primo libro: si tratta della mia storia, mescolata con l’inizio dello Zoo. Considerato che ho fatto pace con Fabio e Wender, probabilmente faranno parte del progetto e non dovrò prendere delle comparse (sorride). Il casino sarà convincere Gibba ad interpretare la sua parte, staremo a vedere (sorride ancora). Comunque, preciso che lui lavora ancora a Radio 105 e, anzi, forse proprio grazie al film sarà più facile ricucire le ferite più profonde. Come ho già detto, dopo tanti anni in cui non si affrontano le cose, non è facile andare in onda facendo finta di essere amiconi, se esiste una rabbia repressa. Con Paolo ci ho messo 2 anni e mezzo ad arrivare al rapporto che abbiamo adesso. Quando mi ha chiesto scusa, non è stato perché voleva tornare, ma per una semplice questione di umanità, cosa che ho molto apprezzato e va precisato che l’emittente non l’ha ripreso per sostituire Gibba ma ha solo voluto tutelarsi, memore del passato, anche se in tanti non riescono a capirlo.

 

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