Levante si confessa: “All’inizio della mia carriera mi paragonavano a Carmen Consoli, ma poi mi dicevano che per me non c’era spazio”

Levante

In una lunga intervista rilasciata a Vanity Fair, Claudia Lagona, meglio conosciuta come Levante, parla dei suoi esordi, del rapporto con i genitori e del suo futuro.

Levante: talento cristallino sulle orme della Consoli

Claudia Lagona, in arte Levante, è esplosa negli ultimi anni e si affermata come uno dei talenti più puri e cristallina della musica italiana. La sua musica, un tempo considerata troppo di nicchia ed ancorata al mondo indie, è stata giustamente rivalutata. Ha contribuito certamente alla sua notorietà verso il grande pubblico, la partecipazione come giurata nel 2017 al talent “X-Factor”. Levante viene scelta per affiancare Fedez, Mara Maionchi e Manuel Agnelli, dopo l’incredibile successo del suo album “Nel caos di stanze stupefacenti”.

Nell’intervista rilasciata a Vanity Fair, Levante racconta dei suoi primissimi passi nella musica. “Il mio primo provino è stato a 13 anni, ad Ariccia con Teddy Reno. Lui mi disse: sei un pò consoliana”, ricorda la cantante. Che poi continua: “All’epoca Carmen Consoli era potentissima, io ero finita sotto quell’etichetta: la ragazza catanese con la chitarra”. Poi Levante conclude: “Ne ero onorata, ma anche dispiaciuta, perchè non c’era posto per me all’epoca, c’era già Carmen”.

L’incredibile ascesa di Levante nel panorama musicale italiano è testimoniato dal fatto che, anni dopo, pubblicherà un singolo proprio con la Consoli. La canzone “Lo stretto necessario” infatti, è scritto a quattro mani da Levante e Carmen e girato proprio nei loro luoghi di origine, all’ombra dell’Etna. (Continua dopo il post).

Levante: il rapporto con i genitori

“Il mio nome, Claudia, vuol dire claudicante, zoppa. E Levante vuol dire alzarsi in piedi”, spiega la cantante. Che poi aggiunge: “La vita di Claudia è stata difficile da subito. Levante invece mi ha dato le ali per risollevarmi, quando a nove anni la mia infanzia felice è stata interrotta dalla morte di papà”. Un personaggio dunque, libero e artistico, che ha permesso a Claudia di esprime il suo io, la sua essenza. Il nome Levante, sembra che le sia stato affibbiato dalla sua migliore amica, che prese spunto da un celebre personaggio di un film di Pieraccioni.

“Era scritto nel mio destino che io dovessi abbandonare quel nome, che un pò mi faceva arrancare, visto che la vita di Claudia era stata difficile da subito”, spiega Levante. Che poi continua: “Ho sfogato il mio dolore nelle canzoni, tanto che le prime erano davvero tristi per una bambina di dieci anni: parlavano della morte”.

Da piccola, racconta, la chiamavano “A’Capitana”, perchè ama stare al centro dell’attenzione, e provenendo da una paesino di mare, non fu difficile pensare a questo soprannome. Voleva a tutti i costi emergere, stare sul palco, fare ascoltare la sua musica. Finchè non è riuscita a salire sui più grandi palchi di questo Paese, nel nome del papà.

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Mario Cassese: