Fabio Fazio: svelato il suo guadagno annuale dopo il trasferimento su Rai due di Che Tempo Che Fa

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Nuovo appuntamento di Che Tempo Che Fa

Dopo il grande successo della settimana scorsa, questa sera torna un nuovo appuntamento con Che Tempo Che Fa con Fabio Fazio. Ma anche con la partecipazione straordinaria di Luciana Littizzetto e Filippa Lagerback. Dopo tre anni nella rete ammiraglia della tv di Stato, la passata stagione, per volontà di Fabrizio Sialini, il format è stato venne trasferito su Rai Due. Ma andiamo a vedere alcune curiosità sul compenso dell’artista ligure.

Lo stipendio abbassato di Fabio Fazio

Di recente Dagospia, il portare diretto da Roberto D’Agostino, ha portato alla luce alcuni retroscena sul trasferimento di Fabio Fazio ad una rete minore della tv pubblica. Una scelta fatta contro tutto e tutti.

In primis gli ascolti: nonostante il passaggio da Rai Tre alla prima rete non c’era stata nessuna miglioria in termini di share. E poi c’era un altro grosso problema, ovvero la riduzione del compenso a Fabio Fazio ed eliminare spese eccessive per la realizzazione di Che Tempo Che Fa. Ora che Fabrizio Sialini è riuscito nel suo intento, lo stipendio al conduttore savonese a quanto corrisponde?

Ad oggi non conosciamo la cifra esatta, anche se adesso il sito Dagospia ha svelato qualcosa di molto importante. Sembra proprio che Fazio si è visto togliere almeno il 15% dal suo cachet annuale. Quindi il tutto è avvenuto senza attendere la scadenza del contratto che avverrà tra un paio d’anni.

Le dichiarazioni di Fabrizio Sialini

Nel frattempo, stando sempre a quanto riportato dal portale web di Roberto D’Agostino, Fabrizio Sialini non ha nessuna intenzione di mollare la battaglia contro la deriva cronachistica della tv di Stato. Dopo aver reso noto la sua irritazione su alcuni contenuti il dirigente di Viale Mazzini è intervenuto al Wired Next Fest del capoluogo toscano.

“Il piano industriale della Rai è approvato, sta procedendo e porterà a una trasformazione radicale”,

ha detto Sialini. Quest’ultimo, inoltre, ha affermato che la tv pubblica e il sistema Paese hanno necessariamente bisogno di una media company che inizia a produrre e soprattutto ragionare posizionando il contenuto al centro, superando l’idea ormai remota di ragionamenti verticali.

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