Francesco De Gregori, un album in “Vivavoce”

Ci ha emozionati con le sue canzoni, quei successi le cui parole difficilmente riusciremo a dimenticare. La donna cannone, Generale, Buonanotte fiorellino, Titanic, sono state e, per sempre, rappresenteranno le colonne sonore della nostra vita.

“Il disco che avevo in mente da una vita”, così Francesco De Gregori definisce la sua nuova creatura, che poi, tanto nuova non è. Sì, perché uno dei cantautori italiani che hanno fatto la storia ha deciso di riportare alla luce i suoi più grandi successi ed inserirli in un doppio album, “Vivavoce“, presentato a Milano e uscito ieri, 10 novembre.

“Questo progetto ce l’ho in testa da almeno tre anni e ci ho pensato molto. Avevo paura, so che c’è un pubblico che ama molto le versioni classiche dei miei pezzi. Il timore però non ha frenato la voglia di raccontare, con la cura e la disciplina di una sala di registrazione, il cambiamento avvenuto sera dopo sera nei concerti. Un cambiamento che mi riguarda anche personalmente: sono un figlio del 68, ma oggi sto su un palco non in ragione del 68”.

Ed ecco allora VIVAVOCE, composto da 28 titoli lavorati in studio senza limiti di tempo (la gestione dell’album è durata un anno circa). Alcuni testi portano con sé importanti collaborazioni, come Alice, in cui De Gregori duetta con Luciano Ligabue.

“Alice ha corso il rischio di non esserci perché l’originale era così straordinariamente felice da rendere impossibile rifarla”.

Ma poi è giunto Ligabue e la situazione, per nostra fortuna, è cambiata.

“Ci conosciamo, spesso ci siamo incontrati ai concerti e c’è sempre stata simpatia e stima reciproca. Quando l’ho chiamato è stato tutto facile. Ci abbiamo messo un’ora a farla. Praticamente in presa diretta”.

All’interno del doppio album ci sono altri ospiti: Nicola Piovani, che ha curato gli archi nella nuova versione di La donna cannone e l’amico Ambrogio Sparagna. E poi ci sono gli indimenticabili, intramontabili, quelli che, con la loro musica, ci hanno insegnato a sognare e che ci guardano dall’alto proteggendoci con quelle note “celestiali”: Bob Dylan e Leonard Cohen. Di Cohen De Gregori ha tradotto The future, di Bob Dylan ha preso in prestito Rainy day woman #12 & 35 che usa spesso nei concerti dal vivo trasformata in Fiorellino #12 & 35.

Significativo è l’omaggio a Lucio Dalla, con il riff di “Come è profondo il mare” abbinato al suo brano “Santa Lucia”.

“Il lutto vero è non poter più fare musica insieme. A lui piaceva Santa Lucia a me Come è profondo il mare che trovo drammatica, profonda e sincera. Lavorare con lui è stato così importante che l’ho fatto due volte, nel 1979 e nel 2010, c’era una spinta artistica forte al nostro incontro ed è stato inevitabile ricordarlo con l’unione di due canzoni che ci piacevano”.

Quanto al titolo De Gregori ha spiegato che Vivavoce nasce, proprio come si può supporre, dal telefonino ed è un invito a non chiudersi e isolarsi usando le cuffie.

De Gregori è già in tour: partendo dall’Europa dove ha una serie di date, giungerà in Italia (a Marzo sarà a Roma),

E così, in attesa di ascoltarlo dal vivo, ce lo godiamo… in Vivavoce.

 

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