PARLARE DE “LA BUONA SCUOLA” DA CHI VIVE LA SCUOLA

In questi giorni il sito governativo del Ministero dell’istruzione ci sta proponendo un questionario al fine di capire come realizzare la riforma della scuola. La nuova scuola si propone di offrire curiosità per il mondo e pensiero critico, che stimoli la creatività dei giovani e li incoraggi a fare. Ma cosa significa lavorare nella scuola? E come realizzare i “buoni propositi” del governo?

La scuola oggi è una realtà sempre più complessa dove troviamo situazioni eterogenee. Accanto agli alunni che studiano e che hanno una carriera scolastica di successo, troviamo quelli che non studiano: ragazzi problematici (dislessici, con disturbo dell’attenzione, e altre tipologie di BES), e figli di immigrati che si trovano a vivere e studiare in Italia.

Costruire una scuola per tutti, vista la diversità delle realtà che troviamo nella società contemporanea non è semplice. Sicuramente è importante iniziare questo cambiamento della scuola cambiando il punto di vista in ottica insegnamento.

Il nuovo sistema d’insegnamento prevederà che non sia più l’alunno a doversi adeguarsi al sistema del docente, ma è l’insegnante che dovrà rispettare i bisogni specifici di ogni singolo alunno.

La scuola è troppo chiusa nel suo sistema di lavoro tradizionale, dove ogni docente pensa per la sua materia, e dove si predilige il mero nozionismo alle attività pratiche.

Per queste ragioni, che diventano un ostacolo e un freno allo studio dei ragazzi, la scuola ha bisogno di essere riformata per riuscire ad adeguarsi alle esigenze degli alunni, per riconoscere i bisogni collettivi e per formare competenze (non solo riempire le menti di conoscenze).

La scuola oggi deve avvicinare i genitori, renderli più presenti e partecipi, sia nei consigli di classe che in quelli d’istituto, in maniera che siano soggetti attivi a livello decisionale.

La riforma formativa, ed educativa per l’insegnamento porta la scuola moderna a dover rivedere i propri standard di valutazione della qualità.

Questo significa che la scuola riformata è una scuola che si mette in discussione, che si valuta e giudica il proprio operato. La scuola, per definirsi una “Buona scuola” non deve essere lontana dalla vita quotidiana dei ragazzi, ma deve essere una parte di vita per i giovani e per le loro famiglie.

Anche a livello di rapporto tra genitori e scuola, la prima cosa importante che deve cambiare nel modo di pensare il sistema scuola per un genitore, dovrebbe essere quello di tenere sempre a mente che non è sbagliato avere nella scuola un processo di valutazione anche della famiglia dello studente. Infatti, anche il rapporto genitori-figli, e genitori-docenti, influiscono sul rendimento degli studenti a scuola. La valutazione diventa così un modo di conoscere insegnanti e genitori, di come questi incidano sui ragazzi e diventa anche più semplice dare un aiuto tempestivo agli studenti nei momenti di difficoltà.

Intervenire a sostegno dei ragazzi in difficoltà significa salvaguardare la scuola pubblica, offrire un’istruzione (almeno quella di base) per tutti, ma significa anche capire che educare non è sinonimo di riempire, ma significa preparare i giovani a trovare le strategie migliori per il proprio apprendimento, rispettando i ragazzi nelle loro inclinazioni, nei loro tempi di lavoro e per le loro capacità.

Il lavoro del progetto di riforma denominato “La Buona Scuola” si propone di rafforzare le competenze dei nostri docenti, ma accanto a questo, bisogna investire anche nella famiglia e nei rapporti tra di essi.

Angelo Franchitto

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