Cane condannato a morte dal canile: se entro 5 giorni non trova casa verrà soppresso

Non sapete come sia doloroso e sconcertante dover parlare del caso di X, il cane trovato in fin di vita in un fosso nei pressi di Ferrara. Probabilmente l’avanzo di un cacciatore che, ritenutolo ormai inutile per i suoi 15 anni, il suo tumore all’addome, la sua grave displasia all’anca e il cuore malandato, ha pensato bene di sbarazzarsi di lui come un oggetto rotto. Che i cacciatori siano una categoria totalmente priva di empatia nei confronti degli animali, propri e altrui, non è questione che meriti particolari approfondimenti. Ciò che ha destato in noi sconcerto e indignazione è il seguente annuncio che il Canile di Migliano ha postato in Facebook nelle ultime ore:

se entro 5 giorni non viene adottato, verrà praticata l’eutanasia. E’ molto urgente. Il numero del canile è 3358080423.
Se non avete intenzione o non riuscite a prendervene cura, perlomeno condividete.

Come come COME? Da quando i cani dei canili italiani hanno una data di scadenza, un giorno fissato per l’esecuzione capitale? Che il povero X (e così lo chiamo perché i volontari del canile non si sono nemmeno preoccupati di dargli un nome vista forse l’intenzione di sbarazzarsene) sia un cane anziano e sofferente è un dato di fatto. Ma altrettanto lampante è che un canile sia tenuto a prestare le cure del caso ai cani ritrovati in strada, utilizzando i soldi comunali o quelli delle donazioni di privati. Chiariamo bene un dettaglio: un animale viene soppresso solo e soltanto se le sue condizioni di salute sono irreversibili e la sofferenza è tale da fare della morte un sollievo e un atto di pietà. Se X al momento del ritrovamento fosse stato in tali condizioni disastrose, i veterinari l’avrebbero già soppresso. Ma così non è stato, infatti l’appello lo dice chiaro: se il cane troverà una famiglia entro cinque giorni potrà continuare a vivere il tempo che gli resta. Ci si chiede come sia possibile che un canile dia un ultimatum di cinque giorni a un povero animale maltrattato e ritrovato in un fosso; non dovrebbe essere compito della struttura occuparsi del cane e pagarne le cure? Per giustificare la decisione, il canile sostiene che X non potrebbe reggere la vita in box e morirebbe di stenti tra atroci sofferenze. Questo lo possiamo bene immaginare e infatti si penserebbe di riporre un “vecchietto” malandato come lui in un box, alla stregua di tutti gli altri cani. Ci si aspetta invece che venga ricoverato a spese del Comune e del canile, come prevede la legge o che il buon cuore di qualche volontario lo spinga a trovare una sistemazione provvisoria più accogliente di un box, in attesa di un’adozione. “I volontari non sono obbligati a portarsi a casa i cani che trovano” commenta una ragazza. Certo che no. Ma si dà il caso che chi ha in gestione un canile abbia l’obbligo morale di dare un servizio che tuteli gli animali, non solo l’ordine pubblico.

L’urgenza immediata è che qualcuno mosso da pietà, residente nei pressi di Migliano (il cane in tali condizioni non può sopportare stafette e viaggi lunghi) adotti il povero X e gli consenta di vivere al caldo e circondato dall’amore che presumibilmente non ha mai avuto. Ma successivamente, il canile in questione dovrà rispondere pubblicamente e dare ragione di una tale procedura assurda e insensata. Gli animalisti si stanno scatenando sul web e chiedono chiarezza. E anche noi, con il presente articolo, rendiamo ancora più pubblica la vicenda nella duplice speranza di trovare una famiglia al povero X e di ottenere risposte chiare.

Valentina – Le metamorfosi di K

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