Annamaria Franzoni, Taormina infuriato: “Pagatemi con la villa di Cogne!”

La casa di Cogne in cui venne ucciso il piccolo Samuele Lorenzi la mattina del 30 gennaio 2002 è un’abitazione passata oramai alla storia come maledetta. Il teatro di un’infamia indicibile: l’omicidio di un bimbo di pochi anni. Inizialmente, si procedette al sequestro della villa come scena del crimine. In seguito, i genitori del bambino Annamaria Franzoni e Stefano Lorenzi, riottennero l’immobile. Annamaria Franzoni, la stessa che per i giudici fu l’assassina dello stesso figlioletto.

Annamaria Franzoni: Taormina su tutte le furie

Come si legge da un recente articolo pubblicato su Grand Hotel, la villa dei Franzoni è un’abitazione che tutti osservano da lontano, ma che nessuno si sognerebbe mai di acquistare. L’avvocato Carlo Taormina ha chiesto tuttavia il pignoramento dell’immobile dopo il mancato pagamento del suo onorario in quanto difensore di Annamaria Franzoni. I giudici riconobbero alla fine la donna come effettiva assassina del figlioletto Samuele.

Taormina aveva chiesto in un primo momento l’ingente somma di 700 mila euro, ma in seguito il tribunale di Bologna gliene ha riconosciuti solamente 275 mila. Annamaria Franzoni ha giustificato il mancato pagamento a Taormina, affermando come il principe del foro abbia sostenuto di voler continuare a difendere la sua assistita gratuitamente.

Annamaria venne arrestata il 14 marzo 2002, con l’accusa di omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. All’epoca fu l’avvocato Carlo Federico Grosso a far scarcerare la donna tramite il tribunale del riesame. Il legale di Franzoni affermò all’epoca:

“La signora non è responsabile dell’omicidio del figlio”

Grosso dichiarò con una certa sicurezza che Annamaria Franzoni non fosse solo innocente, ma anche sana di mente. Tuttavia, i Franzoni nutrivano un certo fascino per il modus operandi di Carlo Taormina. Quest’ultimo, occupandosi del caso di Cogne, ebbe il coraggio di accusare i magistrati di Aosta di “incapacità professionale” tanto da chiedere al ministero della giustizia di verificare le effettive competenze degli inquirenti. Come se questo non bastasse, Taormina se la prese anche con il colonnello dei carabinieri del Ris, affermando che fosse capace esclusivamente di:

“Sfoderare grandi sorrisi nelle grandi trasmissione televisive”

La palla passa a Taormina

L’avvocato Grosso non potè fare altro che ritirarsi cedendo il posto all’esimio collega. La corte d’assise condannò Annamaria Franzoni a 30 anni di carcere. In appello Taormina e i suoi consulenti svizzeri avevano tuttavia prodotto prove che i giudici reputarono come false. Come risultato, i magistrati imputarono 11 individui per calunnia, tra cui gli stessi Taormina e Franzoni.

Alla fine, i due riuscirono ad uscirne puliti. Nel 2007, dopo il ritiro di Taormina, sostituito da un avvocato d’ufficio, Annamaria Franzoni venne condannata a 16 anni di carcere. Tuttavia, nonostante il suo lavoro fosse proseguito in maniera apparentemente disinteressata e gratuita,il celebre avvocato presentò lo stesso la sua ingente parcella, in quanto:

“Ci sono 700-800 atti, oltre un centinaio di viaggi. E ho continuato a indagare per conto mio”

L’avvocato affermò che solo con lui Annamaria Franzoni sarebbe stata sicuramente assolta. In questi ultimi 12 anni l’uomo di legge ha lottato per ottenere il compenso per quanto svolto.

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Marco Della Corte: