La Vecchia Signora e il derby dei poveri

Non se l’aspettava il Mancio. Non se l’aspettava davvero. Lui che aveva lasciato l’Inter sul gradino più alto del podio tricolore. Lui che di derby ne aveva allenati, tanti quanti Filippo Inzaghi ne aveva giocati, quando all’ombra della Madonnina ci si giocava lo scudetto e non la speranza di correre dietro a un terzo posto. E lo ha anche detto. Forse per cercare di prendere subito le distanze, durante la conferenza stampa di presentazione, dal suo predecessore. Troppo fermo su se stesso e quel pianto greco di cui l’austera Milano nerazzurra ha deciso di fare a meno. Lo stile prima di tutto. E, almeno in questo, la differenza tra l’uomo della pioggia e l’uomo della sciarpa, si è vista tutta. Ma il resto, invece no. Sicuramente, in una settimana, poco si sarebbe potuto pretendere da Mancini, ma, e crediamo lo sappia benissimo lui per primo, da pretendere, l’ex tecnico di Manchester City e Galatasaray, avrà ben poco. Ciò che passa il convento è quello. Il campionato italiano, dal suo addio alle armi nerazzurro, è decisamente cambiato. Ci sono forze nuove e tra queste non c’è più l’Inter. Nobile decaduta che, per una dantesca legge del contrappasso, continua a pagare le gioie di quel triplete. E, tra le forze nuove, c’è anche, ancora, una forza vecchia. La vecchia Signora, per eccellenza. Quella che Mancini ricordava aver visto affogare nel pantano di Calciopoli e che oggi ritrova lassù. Su quel gradino, il più alto del podio, che è tornato a tingersi di bianconero. Per tre anni di fila con Conte e, di nuovo, ancora, con Allegri. Erano in molti a credere sarebbe stato più traumatico il passaggio da un tecnico a un altro, ma Max ha zittito quei molti e tutti gli altri. Lo ha fatto cavalcando l’onda del suo predecessore e del 3-5-2, per poi salirci da solo su quella tavola e prendersi la vecchia Signora con il suo 4-3-1-2. Marchio di fabbrica nell’ultimo Milan scudettato e che adesso è proprio della Juventus di Allegri. Lo 0-3 sul campo della Lazio, firmato Pogba e Tevez, ha dimostrato quale sia la potenza bianconera tra le mura del belpaese. Ci prova la Roma a restare in scia. A seguire chi proprio non vuole saperne di fermarsi. A Bergamo, la squadra di Garcia vince, convincendo meno, ma vince. Ci pensano Ljajic e Nainggolan, nel pomeriggio senza capitan Totti, a ribaltare la rete di Moralez. I giallorossi, dopo le tre sconfitte di fila, tra Champions e campionato, contro Bayern e Napoli, riprendono la loro corsa. E tra le delusioni dell’ultimo turno, ma, forse più ad ampio raggio, della stagione, ci sono proprio i partenopei. Impantanatisi tra le acque sarde e in quelle di una difesa senza difesa. Frenati dal Cagliari dell’ex Zeman, che tronca con il 3-3 del San Paolo, le ambizioni della formazione di Rafa Benitez di inserirsi in quello che, ancora una volta, sembra avere tutte le fattezze di un duello per la vittoria finale. Juventus e Roma. Ancora loro. In un déjà vù che continua a ripetersi. E le altre stanno a guardare.

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