Leggere Harry Potter è terapeutico! Ecco perché.

Harry Potter terapeutico: contro pregiudizi e razzismo

Ebbene sì, il mago più famoso della storia avrebbe anche degli effetti terapeutici, oltre ad aver influenzato l’immaginazione e la fantasia di più di una generazione di lettori. A dimostrarlo è uno studio dell’Università di Modena e Reggio Emilia, in collaborazione con l’Università di Greenwich (UK), secondo il quale leggere i romanzi dell’autrice inglese J.K. Rowling aiuterebbe i giovani (e non solo) a crescere senza pregiudizi.

Lo studio, pubblicato sul Journal of Applied Social Psychology, ha infatti dimostrato che bambini e ragazzi che hanno letto le avventure di Harry Potter sono più tolleranti verso immigrati, omosessuali, rifugiati e, in generale, verso chi è in difficoltà mentre coloro che non hanno mai conosciuto la saga tendono ad assumere un atteggiamento di allontanamento e rifiuto verso certe categorie sociali.

La lettura di questa storia, inoltre, non solo aiuterebbe a crescere senza pregiudizi o inclinazioni razziste, ma avrebbe anche aiutato coloro che si erano dimostrati inclini alla xenfobia a ricredersi e ad essere più tolleranti verso il prossimo.

Le vicende del mago, infatti, mettono sempre in primo piano le diversità (un esempio per tutti è il personaggio di Luna Lovegood) non come un elemento di cui vergognarsi ma di cui andare fieri e la continua messa in evidenza di forti valori di tolleranza, spiega la ricerca, può avere un impatto estremamente positivo sullo sviluppo psicosociale dei giovani lettori.

Harry Potter” – spiega il professor Loris Vezzali – “ha rapporti positivi con personaggi appartenenti a categorie sociali stigmatizzate: sebbene questi personaggi siano fantastici, essi sono umanizzati dall’autrice, in modo che le persone possano associarli a categorie reali, quali appunto immigrati, rifugiati, omosessuali“.

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Il professor Dino Giovannini, dell’Università di Modena, ha inoltre dichiarato che “Queste ricerche oltre a fornire un contributo teorico rilevante alla ricerca internazionale, permettono di identificare strategie di intervento nelle scuole di facile applicazione, non costose e piacevoli per bambini e ragazzi”. 

 

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"Voglio diventare poliglotta" cantavano allo Zecchino d'Oro anni fa. Ne ho fatto il mio motto. Studio lingue e mi interesso di musica e arte. Ho una mente che produce sogni che metterebbero in difficoltà Freud. Devo ancora capire se sia un pregio o un difetto. Intanto ci scrivo su. WARNING: NON sono gradite copie, al massimo CITAZIONI. Thank's!