Il Napoli e quella fascia senza padrone

Forse è un modo un po’ troppo semplicistico di vedere le cose, ma è indubbio che all’appello della corsa per il titolo del campionato italiano manchi il Napoli tanto quanto alla formazione partenopea manca il suo capitano. Quel Marek Hamsik che della crescita azzurra è stato il simbolo e che in molti, se non tutti, credevano avrebbe persino potuto raggiungere Diego Armando Maradona, come gol fatti e, soprattutto, da capitano in grado di alzare il trofeo più importante. Di vedere la sua fascia tingersi di tricolore. Mischiato a quell’azzurro che Hamsik ha fatto suo. Slovacco napoletano. Napoletano slovacco. Scugnizzo. L’unico rimasto del trio delle meraviglie con Lavezzi e Cavani. Volati verso altri lidi per vincere e alzarne altri di trofei al cielo di Parigi. Lui no. Lui è rimasto. Ha dimostrato e mostrato quanto anche una coppa Italia vinta a Napoli abbia un valore particolare. Diverso. Da qualsiasi altro posto. E l’incontro con Rafa Benitez sembrava uno di quelli scritti dalle stelle. Come se il dio pallone avesse voluto mettere sulla stessa strada di quel talento purissimo, un allenatore vincente come pochi. Dopo Gerrard e Lampard, lui. Marek Hamsik. Fu una delle prime domande che gli fecero al suo arrivo a Napoli. Benitez glissò. Sapeva e sa che ogni calciatore è diverso e che la pressione esterna può solo far male. O forse capì subito che qualcosa di diverso c’era. Che mancava quella personalità che i due inglesi hanno sempre dimostrato di avere. E’ il 4 novembre 2010. Si gioca Liverpool-Napoli. Gara di Europa League. Gli azzurri, dati da tutti per spacciati alla vigilia, vanno addirittura in vantaggio, con Lavezzi, e reggono per 75 minuti. Poi succede qualcosa. Poi entra Steven Gerrard. Il capitano degli inglesi ribalta la partita in un quarto d’ora con una tripletta. Ma nessuno se ne sorprende. Già al suo ingresso in campo era accaduto qualcosa. Si era rianimato lo stadio. I suoi compagni di squadra avevano rialzato la testa. Al contrario, quelli del Napoli, l’avevano abbassata. Ecco. Ecco cos’è un capitano. Ecco chi è il capitano. Non basta averla sul braccio quella fascia. Non basta essere chiamati a referto così. Capitano lo sei o non lo sei. E non c’è squadra che sia stata vincente senza avere un leader in campo. E quel giocatore portava quasi sempre una fascia sul braccio. Ecco. Forse si spiega anche così perché il Napoli debba difendersi dagli attacchi della Sampdoria, invece di guardare a Roma e Juventus. Perché non sia capace di ritrovarsi nei momenti di difficoltà. Per l’assenza di chi le mostri la strada da seguire. A compagni e tifosi. Tutti persi nel cercare una luce che, però, l’uomo con la fascia e la cresta, sembra incapace di accendere.

Segui KontroKultura su Instagram, clicca QUI!