Marco Vannini, processo da rifare: parla l’avvocato Gnazi

La famiglia Ciontoli e Marco Vannini
La famiglia Ciontoli e Marco Vannini

Il caso di Marco Vannini prosegue tra clamorosi colpi di scena, come ad esempio la decisione da parte della cassazione che ha disposto l’appello bis. Processo da rifare, annullate dunque le condanne nei confronti di Antonio Ciontoli (la pena fu scalata da 14 a 5 anni) e dei suoi familiari.

L’avvocato Celestino Gnazi, legale della famiglia Vannini, è stato di recente ospite ai microfono di Radio Cusano Campus (emittente radiofonica dell’università Niccolò Cusano) dicendo la sua sugli ultimi sviluppi della vicenda.

Gnazi ha dichiarato che tutto è come se fosse successo ieri. A volte il tempo tende a far dimenticare in parte il dolore o la gravità di una situazione, ma quanto accaduto non può in alcun modo essere attenuato. Ricordiamo come Marco fosse l’unico figlio di Valerio Vannini e di sua moglie Marina Conte. Gnazi ha parlato di “turbine” in questa vicenda e i genitori di Marco Vannini ne sono avvinti tutt’ora.

Marco Vannini, Gnazi: “I giudici conoscevano gli atti”

Riguardo il caso Marco Vannini, l’avvocato Celestino Gnazi ha parlato di una precedente e “generalizzata sensazione” sulla vicenda che si sarebbe dovuta chiudere, almeno per molti, lo scorso 7 febbraio. Ma così non è stato. Coloro che hanno assistito al processo in cassazione si sono resi conto che i giudici erano molto preparati, in quanto conoscevano gli atti.

Ad essere preparata e partecipe era anche la rappresentante della procura generale. Un processo in tribunale retto da persone professionali e competenti secondo quanto ha fatto comprendere il legale della famiglia Vannini.

Magistrati di un certo livello che non si sono dunque fatti influenzare dall’esterno. A detta di Gnazi è stata inoltre la pressione mediatica ad accendere l’attenzione e l’interesse sulla vicenda, in quanto in questa vicenda è presente anche un “binario morale”.

Per l’avvocato è una “soluzione corretta”

A detta dell’avvocato Gnazi sotto il profilo giuridico la soluzione intrapresa è stata quella giusta ed è la stessa che il legale dei Vannini aveva meditato fin dall’inizio di tutto. Tutto iniziò con un colpo di pistola esploso.

Non ci sono elementi per dire con certezza che si trattò di omicidio volontario. Tuttavia, è pur certo che i soccorsi vennero chiamati in ritardo. Molte le ombre sulla vicenda, ma una sicurezza c’è: se ai soccorsi fosse stata data l’opportunità di intervenire in tempo, Marco Vannini avrebbe potuto salvarsi.

Segui KontroKultura su Instagram, clicca QUI!