Abbiamo tutti notato con una certa soddisfazione come il prezzo della benzina stia calando, ma state certi che non si tratta un regalo di Natale da parte dei big del petrolio. Questa lenta discesa dei prezzi è il risultato della strategia dei paesi dell’Opec, che prevede di tagliare fuori gli Stati Uniti dall’ambitissimo mercato dell’oro nero.

Solo l’anno scorso si gridava alla “nuova era” del petrolio, una grande svolta per gli Stati Uniti, i quali, con la rivoluzionaria tecnica dello shale oil, annunciavano di ambire al trono dell’oro nero.

In cosa consiste lo shale oil?
Questa tecnica di estrazione si differenzia dalle classiche e convenzionali trivellazioni per la particolare modalità di raccolta; in sostanza si frantumano le rocce impermeabili e si raccoglie il petrolio che zampilla dai loro pori.
Questo metodo innovativo avrebbe fatto incrementare in maniera non indifferente il quantitativo di petrolio estratto dagli USA, tanto da poter sfidare i paesi arabi.

Il problema è che tanto quanto rapidamente il petrolio estratto con lo shale oil zampilla fuori, tanto rapidamente smette di scorrere e le rosee previsioni di portare avanti fino al 2020 l’estrazione con queste modalità potrebbero risultare troppo entusiastiche. Questa tecnica pare sia troppo costosa, ad oggi il prezzo del petrolio Brent è 61,55 $; a questo ritmo lo shale oil non sarà più economicamente sostenibile.

Qual è la strategia dell’Opec (Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio)?
Molto semplicemente ha alzato spallucce di fronte al calare delle quotazioni. Questo ha lasciato stupefatti tutti quanti, dato che ci si aspettava che tagliasse, come di consueto, la produzione e facesse lievitare i prezzi.
La sua strategia sembra chiara: colta la difficoltà degli USA con i suoi nuovi giacimenti, ha deciso di lasciar agonizzare il suo diretto concorrente.

In che modo la lotta dei big del petrolio riguarda noi europei?
Il ribasso ha conseguenze su due punti fondamentali:
– sul caro-vita
– sul PIL

A parte l’ovvio effetto benefico sui consumatori, il ribasso del petrolio, secondo gli economisti di Intesa S. Paolo, farebbe bene al nostro PIL; si è infatti calcolato che ogni 10$ di ribasso il nostro PIL annuo incrementerà dello 0,3%.

Infine, un ulteriore effetto benefico di questa lotta all’oro nero è dovuto all’esigenza da parte della Banca Centrale Europea di stimolare l’inflazione con la ripresa dei consumi e con la crescita, tenendo ben lontane le cause internazionali. Questa lotta al ribasso sembra giocare a suo favore nell’intento e rende probabile il quantitative easing (allentamento monetario) ovvero iniezioni di liquidità da parte della Bce.

 

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