Emoziona, diverte, porta dolcezza e forza ancora una volta sul palcoscenico, Roberto Benigni. E questa volta lo fa parlando, raccontando i Dieci Comandamenti, “lo spettacolo per eccellenza”.

Il libro più bello che sia mai stato scritto. Con queste parole, pochi mesi fa, il comico e premio Oscar aveva descritto quell’opera che lo ha emozionato fin da bambino. Pagine di amore che parlano di un Dio che non può che non esserci.

Dio c’è, dobbiamo partire da questo assunto. Non scherziamo: andate a vedere Batman, l’Uomo ragno al cinema e ci credete e mi fate storie su Dio: non scherziamo!

E così, con un invito al silenzio, Benigni porta Dio tra il pubblico. Presente, accanto a noi, colui che “con il proprio dito” ci ha regalato i Dieci Comandamenti. Sì, perché, come sostiene l’attore toscano, quelle parole scritte sulla pietra sono un regalo di colui che ha liberato il cielo dal caos. Un caos fatto di dei e creature da venerare. Colui che ha voluto mostrare se stesso, il suo amore per ogni essere vivente, per ogni cosa da lui creata.

Nella prima immagine, il nostro Dio si mostra come un liberatore. Non è un Dio da venerare, non è un Dio in nome del quale brandire una spada, un’arma. E’ un Dio nel nome del quale bisogna amare. Amare lui, come lui ama noi.

Con quel sorriso dolce e affettuoso (“vorrei baciarvi e abbracciarvi tutti”), Benigni ci porta in un mondo quasi nuovo. Ancora una volta la semplicità la fa da padrone. Si rivolge alle masse, a chiunque voglia ascoltarlo, voglia aprire il suo cuore e la sua mente al suo amore per la vita, per la conoscenza, per la bellezza di un mondo che va a rotoli senza nessuno pronto a sacrificarsi per salvarlo.

Con quell’espressione da eterno innamorato, Benigni canta il suo amore per Mosè, quell’uomo che ha parlato in nome di Dio, quell’uomo che ha portato al mondo il messaggio di Dio. Un messaggio di libertà.

Il primo comandamento è la carta d’identità di Dio. Il biglietto messo vicino al regalo che ha fatto a tutti noi. E nel suo biglietto da visita si è presentato come un liberatore. La libertà: ciò che di più bello e dolce può essere regalato all’uomo, alla natura, alla terra, agli animali. Libertà, ciò di cui avremmo bisogno, ciò che ci è stato regalato, ciò che ci hanno rubato.

E Roberto Benigni ironizza, non poteva essere altrimenti, sulla situazione politica del nostro Paese. Lo fa in modo diretto e immediato. Perché lui è così: diretto, senza peli sulla lingua, senza mezzi termini e con un sorriso contagioso che non smette mai di brillare.

Solo un miracolo ci può salvare: infatti Renzi è andato in Vaticano. La politica in questo momento non esiste: meglio buttarsi su Dio. Queste le prime parole di un uomo che riesce ad incollare allo schermo anche il più scettico degli spettatori. Sono contento di vedervi qua a piede libero, con l’aria che tira a Roma, siamo riusciti a trovare gli incensurati  ha scherzato Benigni – abbiamo avuto il permesso della Rai, della questura, della banda della Magliana… possiamo cominciare. Hanno saputo che dovevo fare questo spettacolo, I Dieci Comandamenti, e li hanno violati tutti.

Non potevano mancare parole per il premier: Renzi al posto dell’Italicum vorrebbe il Vaticanum, chi viene eletto governa a vita. E ancora, un colpo diritto al cuore inferto al mondo della politica: Politici, consiglieri, imprenditori hanno fatto in modo di violare tutti e 10 i Comandamenti, forse perché sapevano che stavo arrivando. Stanno arrestando tutti. Il tema era la Bibbia, ma adesso bisogna parlare di Rebibbia.

Due serate (martedì 16 dicembre la seconda) in diretta dal Palastudio di Cinecittà in cui il comico parla d’amore, libertà, vita, di quel riposo che fa parte del nostro lavoro, di quel riposo che è un nostro diritto. Parole che scorrono chiare e limpide, che si fanno amare. Parole che, forse, vogliono mostrare un qualcosa che ormai si è perso: Dio è amore, semplicità, libertà, coraggio nel difendere i più deboli. Dio è in noi, sempre, anche e soprattutto quando non possiamo vederlo. Dio è nel silenzio, in un silenzio che è sottovalutato. In un silenzio che è grandezza.

I Dieci Comandamenti mi hanno scelto loro, perché sono dieci sorprese. Quel libro è lo ‘spettacolo per eccellenza’. Credo non ci sia storia più bella, il racconto dell’Esodo è un esempio rivoluzionario, è d’ispirazione per qualsiasi moto di libertà. Questi comandamenti fanno bene alla salute, ne abbiamo bisogno. E’ la legge dei sentimenti.