Ce l’ha fatta ancora una volta Roberto Benigni. Ha incollato allo schermo milioni di telespettatori con il suo spettacolo dedicato ai Dieci Comandamenti. La seconda puntata del programma è stata seguita ieri, martedì 16 dicembre su Raiuno, da ben 10.266.000 telespettatori, con il 38.32% di share. La prima puntata, andata in onda lunedì 15 dicembre, aveva raccolto 9,1 milioni di telespettatori pari al 33% di share.

Fa impressione essere abbracciati da 10 milioni di persone: vorrei ringraziarvi tutti ad uno ad uno, mandarvi una ruota, un mazzo di fiori, 80 euro – queste le parole del premio Oscar durante la serata di ieri. Parole divertenti e sincere, oneste, rare di questi tempi.

La seconda serata inizia con un sorriso e con un breve monologo in cui il comico toscano punzecchia l’ambiente politico. E ancora un piccolo riferimento a Mafia Capitale (ascolti alti perché stanno tutti a casa, chi per la crisi, chi per i domiciliari).
Benigni continua, sulle note di un sorriso, parlando a chi ha sottolineato i toni troppo religiosi della prima serata:

Forse ho esagerato un po’, la gente oggi mi ha fermato: chi si voleva confessare, chi mi ha chiesto se ero libero per un battesimo, c’è gente che vuole destinarmi l’8 per mille, addirittura, un altro mi ha chiesto l’indirizzo della parrocchia o mi ha prenotato per la messa di Natale.

Tre, i comandamenti raccontati nella prima serata; sette, quelli che hanno legato i telespettatori al suono dolce della sua voce nella seconda.

Poco, quasi nulla, sull’ambito politico. Molto, tutto, sull’uomo, sulla terra, su quei comandamenti che dovrebbero insegnare agli esseri umani la retta via, quella via che conduce al Signore. Sempre allegro, mai scontato o banale. Onora il padre e la madre – legge Benigni,  – bisognerebbe allargarlo ai nonni, sono il fondamento della famiglia – aggiunge l’attore.

Non uccidere è il comandamento successivo. E qui ritorna quel silenzio, quel richiamo a Dio, a colui che ha creato un universo nel quale, sembra, ancora non abbiamo imparato a vivere. Il primo comandamento con una proibizione al suo interno “Due parole, un verbo e una negazione“. E si stupisce Benigni, con quegli occhi sempre aperti e quella voglia di conoscere, di sapere, di capire. C’è veramente bisogno di scriverlo?– chiede il comico. Sembra di sì. Attraverso un comandamento innovativo per il suo tempo, un comandamento che sconvolse tutte le leggi, un comandamento mai scritto, un comandamento che, ancora oggi, non abbiamo imparato a rispettare.

Non rubare è il settimo scritto da Dio con il suo stesso dito. Il secondo che porta un verbo e una negazione. E qui non poteva mancare una risata forse un po’ amara, più di una in riferimento a ciò che accade nella nostra realtà. Lo legge per intero, Roberto Benigni e colpisce: Non rubare? Dio ha fatto un comandamento per noi italiani, sembra che l’abbia scritto proprio in italiano, è il comandamento che sentiamo un po’ nostro. Scherza ancora e affonda, punta diritto al cuore della corruzione con parole, ancora una volta, semplici e dirette.

Non ce ne importa niente. Forse qualcuno pensa che sia formulato male eppure è così semplice. Non si capisce bene… è fumoso, direbbe qualcuno. Ma lo capirebbero anche i bambini, e infatti in Italia lo capiscono solo i bambini. E continua sulla stessa scia – A volte c’è stima per il ladro, vengono anche applauditi, e quelli che rubano non si vergognano più, nemmeno se gli dici ‘ladro’, che è infamante. Quando li prendono si vergognano perché si sono fatti beccare e non perché hanno rubato. Ancora un comandamento che sembra semplice da comprendere, ma che nessuno segue più. Forse nessuno l’ha mai seguito. Poi risate, sorrisi e scherzi.

Si diverte e diverte, Roberto Benigni con l’ottavo comandamento: Non commettere adulterio. Così c’è scritto nella Bibbia – ma la chiesa lo ha trasformato in ‘non commettere atti impuri‘: e ha rovinato generazioni intere di ragazzi, compresa la mia – e riporta la mente ai primi momenti in cui un adolescente si avvicina alla sua sessualità. Hanno fatto diventare sesso e peccato sinonimi, roba da fare causa alla chiesa. E invece nella Bibbia è l’opposto, il sesso è il luogo della creazione. Bisogna vivere intensamente, bisogna soddisfare i propri desideri, non c’è peccato in questo. Dio ci giudicherà anche per quegli istinti che non abbiamo ascoltato, per quei desideri che abbiamo lasciato insoddisfatti. Così recita Benigni. Non c’è peccato nel sesso. Non c’è peccato nell’amare gli altri, nell’amare se stessi. E ancora: Non dire falsa testimonianza.

Ma questa seconda serata è soprattutto uno slancio d’amore. Parole e parole per quel sentimento che ci sfugge, ancora e ancora. Un inno all’amore, alla vita, alla gioia, alla libertà. Perché tutto ciò è amore. Attraverso gli ultimi due, che vanno letti insieme, Roberto Benigni lascia il pubblico presente in sala e quello a casa a bocca aperta. Rapito dalle sue parole, rapito da quell’amore che traspare dai suoi occhi, dal suono della sua voce.  Ama il prossimo tuo come te stesso. Amarsi – sottolinea l’attore e regista – è il problema fondamentale dell’umanità. Non ci rimane molto tempo, affrettiamoci ad amare, amiamo sempre troppo poco e troppo tardi, perché al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore.

E ancora parole che toccano il cuore, che lasciano un sorriso che non è più amaro. Parole per le donne, per quegli esseri umani che devono essere rispettati, amati.

La donna è nata dalla costola dell’uomo. Non dai piedi per essere calpestata, non dalla testa per essere al di sopra ma dal costato, dal lato destro, per essere uguale all’uomo; sotto il braccio per essere protetta, e dal lato del cuore per essere amata.

Amore da condividere e donare, amore da non perdere, da afferrare e cercare con tutte le nostre forze. Ora, sempre e comunque. Prima che sia troppo tardi.

In due serate, Roberto Benigni, ha stupito ancora. Ha lasciato a bocca aperta, ha commosso e divertito. Ha mostrato, ancora, il suo desiderio di vederlo volare, esplodere, quell’amore che non sappiamo afferrare.

Ascolti da far girare la testa (che non superano però il record ottenuto con il racconto della Costituzione). Ascolti più che meritati per l’uomo, prima dell’attore. Per quel messaggio che, forse, un giorno, riusciremo a capire: amare è la sola cosa che dia senso alla nostra esistenza.

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