Da luna di miele ad inferno: il dramma dell’anoressia

L‘anoressia è una bestia feroce, che divora dentro, monopolizzando i pensieri. Spesso all’inizio si fa una semplice dieta, si ha voglia di perdere qualche kg per la prova costume; i risultati arrivano e con essi i complimenti di amici e conoscenti, l’ago della bilancia scende e ci si sente piene di energia, felici come chi è in luna di miele. Poi, però, tutto cambia; le restrizioni aumentano, la frustrazione e l’insicurezza salgono, tutto ruota intorno al peso, tutto diventa un ostacolo all’unico obiettivo da perseguire: dimagrire, ancora e ancora. E allora basta uscite con gli amici, per non dover mangiare troppo a cena fuori, anzi basta proprio con gli amici, che non capiscono come solo la magrezza sia ciò che conti; e se per caso un giorno si cede, dopo bisogna autopunirsi, digiunando o sovraccaricandosi con l’attività fisica, e l’apparente controllo si irrigidisce all’inverosimile.

L’anoressia è difficile da riscontrare, perchè agisce nell’ombra; chi ne soffre lo nasconde, chi gli è vicino spesso non vuole vedere o non ha gli strumenti adeguati per aiutare, perchè un’influenza o una gamba rotta sono cose  “normali”, ma la malattia  dell’anima fa paura.

Online sono molti i siti e i blog “pro-ana“, in cui migliaia di ragazze si confrontano, si sostengono reciprocamente e si danno consigli per seguire tutti i “comandamenti”, continuando a farsi del male.

Al cinema, negli ultimi anni, vari registi hanno affrontato questo delicato tema, basti citare Matteo Garrone e il suo “Primo amore” (2004), liberamente ispirato all’agghiacciante romanzo  “Il cacciatore di anoressiche“, cronaca del delitto annunciato perpetrato nel 1998 dal bresciano Marco Mariolini ai danni della fidanzata Monica Calò, in precedenza costretta dall’uomo a dimagrire, fino al raggiungimento di 33 kg.

Di anoressia si muore ma di anoressia si può anche guarire, perchè la “fame d’amore” , con le adeguate terapie e la presenza delle persone giuste, può essere saziata o almeno domata; in fondo, “Qualcuno dovrà pure farcela, no?” (Sandra, protagonista del tv movie “Briciole” (2005), tratto dall’omonimo romanzo di Alessandra Arachi).