Coronavirus: Zvonko muore a 33 anni, è la vittima più giovane del Lazio

Coronavirus Roma

Una brutta notizia arriva dalla Regione Lazio, dove si registra la vittima più giovane morta per Coronavirus. Si tratta si Zvonko, 33enne che ha perso la vita allo Spallanzani di Roma nella serata del 24 marzo scorso. Intanto, si sollevano polemiche per il fatto che nel campo rom abitato da ben 200 persone dove era cresciuto il giovane non è stato effettuato alcun controllo, come riporta il sito Tpi.

Coronavirus Roma: Zvonko perde la vita a soli 33 anni

Zvonko ha iniziato ad accusare i primi sintomi riconducibili al Coronavirus nei primi giorni di marzo. Febbre e tosse lo avevano colto all’improvviso. Nonostante l’uomo non si senta particolarmente bene, prende parte ad una festa con 200 persone in un ristorante. Successivamente, i sintomi peggiorano, con dolori al petto e difficoltà respiratorie, tanto che la moglie decide di chiamare una guardia medica privata con un’ambulanza a pagamento. I sanitari, giunti sul luogo, preferiscono non trasportare Zvonko in ospedale.

Non pensando forse al Coronavirus, al 33enne viene diagnosticata una broncopolmonite. Tuttavia, le condizioni del 33enne peggiorano vistosamente nei giorni successivi, rendendo indispensabile l’intervento dei sanitari del 118. Anche in questo caso però, Zvonko non viene portato in ospedale e invitato a continuare la terapia prescritta per curare la presunta broncopolmonite.

Il 33enne ricoverato giorni dopo in condizioni gravi

Il 10 marzo, ormai in condizioni visibilmente gravi, il 33enne viene finalmente portato all’Ospedale Sandro Pertini. Qui, i medici lo sottopongono al tampone per il Covid-19, che rileva l’infezione da Coronavirus. Zvenko peggiora visibilmente e il personale dispone il trasferimento al Lazzaro Spallanzani.

Purtroppo, il 33enne morto per Coronavirus viene intubato e portato in terapia intensiva, dove perde la vita nella serata del 24 marzo. Zvenko è la più giovane vittima del Lazio. Lascia quattro figli e la moglie, che ancora non si capacita per quanto successo. La consorte, distrutta dal dolore, racconta che il marito era sempre stato in ottima salute e conduceva una vita sana, non fumava e non beveva.

Nessun tampone predisposto per i 300 abitanti del campo rom

Dopo la morte del giovane uomo, imperversa la polemica sui tamponi non effettuati al campo rom di via Salviati, luogo in cui era cresciuto il 33enne e dove molte persone erano venute in contatto con lui. Il campo conta 300 rom e a nessuno di essi è stato fatto il tampone per accertare un eventuale contagio da Coronavirus. Zvenko, quando manifestava tosse e febbre, aveva partecipato ad una festa in un ristorante con 200 persone, molte delle quali provenienti dal campo rom in questione.

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