Pregliasco su Fase 2: ”Per vedere i risultati si attende settimana prossima”

Pregliasco su Fase 2

Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università Statale di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico che lavora fianco a fianco con in Governo, si è espresso in merito alla Fase 2.

Sono passate quasi due settimane (per la precisione undici giorni) da quando è iniziata questa fase in cui si cerca di ripartire dopo il lockdown reso necessario dall’emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio l’Italia e che ora incombe sul resto del mondo. La curva dei contagi scende ma, per avere un bilancio dettagliato, occorrerà aspettare settimana prossima.

Pregliasco su Fase 2: occorre attendere ancora

Fabrizio Pregliasco è stato chiaro in merito ai numeri che fanno ben sperare dopo l’inizio della Fase 2. I contagi stanno diminuendo, così come i decessi, ma ciò non vuol dire che il Coronavirus non sia più un problema. Il virus c’è ancora e occorre prestare la massima attenzione, specie in questa delicata fase di transizione.

Pregliasco ha ricordato che la Lombardia resta la Regione più problematica. Tuttavia, il numero dei contagiati e dei morti sta calando, sebbene in maniera marginale rispetto al resto d’Italia. Pare quindi che la riapertura parziale delle attività e più libertà di movimento, con il rispetto delle disposizioni governative sui dispositivi di protezione e distanziamento sociale, non abbia causato nuove ondate. Il virologo però, sottolinea che per fare un quadro chiaro occorrerà aspettare la settimana prossima.

Il caso della Lombardia

Pregliasco si mostra piuttosto ottimista. Considerando che il tempo medio di incubazione del virus, che in genere dura cinque giorni, in questo periodo si sarebbero già registrati eventuali casi fuori controllo conseguenti alle riaperture delle attività iniziate il 4 maggio. Per fortuna la situazione è sotto controllo, anche se l’allerta resta alta.

Secondo il virologo, ci sarebbe stata un po’ di confusione nei primi giorni in cui il Coronavirus si è diffuso. Parlando del ‘caso Lombardia’, ha ipotizzato che ci sia stata una sottostima dei dati iniziali. Da una prima stima, sembra che i contagi iniziali siano stati almeno dieci volte tanto quelli rilevati. Inoltre, l’altissimo numero di positivi in Lombardia deriverebbe dal fatto che il virus circolava già da gennaio, dunque molto prima del cosiddetto paziente 1.

Pregliasco però si ritiene soddisfatto di come stiano andando le cose. Non c’è stato un boom dei contagi dopo le riaperture del quattro maggio, ipotesi che non era stata affatto esclusa. Si dovrà comunque continuare a convivere con il Coronavirus. Nel fine settimana si attende la conferenza di Conte per il secondo step della Fase 2.

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