Terrorismo e libertà: e se Vidal avesse ragione?

Gore Vidal aveva avvisato gli americani sui rischi nascosti della guerra al terrorismo. Uno di questi era la fine della libertà.

Dopo la strage dell’11 Settembre, in molti hanno pubblicato le loro riflessioni. Per l’attacco al Charlie Hebdo? Il primo è Houllebecq, ma c’è ancora tempo. Dal 2001 uscirono, tra gli altri, i controversi volumi di Oriana Fallaci, ricchi di termini curiosi quanto apocalittici (“Eurabia”, tra tutti, è quello che sintetizza più adeguatamente le previsioni politiche della scrittrice). Non tutti però si schierarono contro i terroristi e nemmeno ci fu (o quantomeno non si arrivò a delle pubblicazioni) alcun opinionista che difendesse la strage. È tuttavia sufficiente scavare un po’ più a fondo nelle “cronache bibliografiche” di allora per constatare la presenza di un’opinione decisamente ‘fuori dal coro’, legata ad un nome celebre e – purtroppo – oggi dimenticato: quello di Gore Vidal.

La fine della libertà – Verso un nuovo totalitarismo? è pubblicato in Italia da Fazi Editore. Il primo dei saggi contenuti in questo volumetto fu censurato negli USA: perché?

Vidal non si sottrae all’osservazione (banale) che i responsabili della strage del 9/11 debbano essere consegnati alla giustizia, e che quella del terrorismo internazionale sia una minaccia da impedire, ovviamente. Da impedire, sì, ma non “a tutti i costi”.

Colta l’antifona? Quello che Gore Vidal denuncia è proprio l’asservimento della libertà alla difesa della libertà stessa; un paradossale e perverso meccanismo che, nel 2001, aveva chiesto agli americani di rinunciare ad alcuni dei loro diritti fondamentali al fine di garantire la sopravvivenza della land of the free. Lo stesso paradosso che comportò negli USA, con la cancellazione dell’habeas corpus, un massiccio aumento degli arresti preventivi, e che Vidal non ha paura di commentare confrontando alcune dichiarazioni di politici statunitensi con quelle dell’Adolf Hitler del ’33.

Oggi, dopo la strage alla redazione di Charlie Hebdo, fioccano le proposte di una limitazione degli spostamenti dei cittadini europei (con conseguente sospensione del trattato di Schengen), di una più massiccia presenza delle forze dell’ordine e di una maggior facilità degli arresti.

Vidal aveva osservato, in riferimento agli USA, che combattere una guerra rinunciando a tutti i valori per la quale viene combattuta significa aver già perso.

Verità o estremismo? Chissà.

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