Monster Boat il flagello dei mariLa situazione dei nostri mari è al limite. Lascia senza parole pensare a quanto gli esseri umani possano essere così crudelmente legati al profitto.
Molte associazioni, giornali specializzati e scienziati importanti si sono espressi abbondantemente sull’argomento.
Greenpeace ha denunciato la pesca sconsiderata delle monster boats nel suo rapporto “Monster Boats, flagello dei mari” scaricabile qui in inglese.

Ciò nonostante, è corretto soffermarsi ad elencare giusto qualche numero e farne un quadro sintetico.

Cosa sono le monster boats? Un po’ di numeri…

Le monster boats sono grandissime navi da pesca che utilizzano enormi reti a strascico (fino a 23mila metri quadrati di estensione) grandi quanto quattro campi da calcio.
Con questo tipo di pesca, all’interno della rete finiscono altre creature marine che non interessano ai pescherecci; queste creature vengono ributtate in mare morte e sono l’80-90% del pescato.
In pratica per ogni kg di gamberetti vengono uccisi senza motivo 9 kg di altro pesce.
Ad ogni spedizione vengono rigettati in mare 600 tonnellate di pesce, 2 milioni di pasti.

Il 90% degli stock ittici mondiali sono pienamente o eccessivamente sfruttati.
E anche nel Mediterraneo il 96% delle specie di fondale è soggetto ad uno sfruttamento eccessivo.

Alcuni scienziati affermano che oggi, nei nostri mari, nuota solo un decimo dei pesci di grandi dimensioni che vivevano 60 anni fa. Dal pianeta terra è scomparso il 90% dei grandi pesci.

È concreto il rischio di arrivare al collasso di tutte le specie pescabili in meno di 50 anni.

Questi numeri sono impressionanti.
Lasciano ancora più amaro in bocca soprattutto se si considera che i ministri dell’Unione Europea hanno ripetutamente fissato i limiti dei quantitativi di pesca a soglie superiori di quelle consigliate dalla comunità scientifica.
Nel 2008 sono stati stabiliti i limiti per il pregiato tonno rosso. Gli scienziati raccomandavano un limite di 10.000 tonnellate per favorire la ripopolazione.
L’Unione Europea e altre nazioni hanno stabilito il limite di 29.500 tonnellate, ovvero tre volte tanto il limite suggerito dagli esperti.
Nonostante ciò, le grandi compagnie, con le loro monster boats, hanno pescato 61.000 tonnellate di tonno rosso, vale a dire sei volte tanto oltre il limite di sostenibilità.

E’ inutile dire che il movente è il profitto; dietro a questo scempio ci sono finanziamenti comunitari con il valore di miliardi di euro.

Il danno è ambientale e sociale. Basti pensare a quei paesi che vivono (o forse meglio dire “vivevano”) di pesca e si nutrono prevalentemente del proprio pescato.
I piccoli pescatori non possono competere con le monster boats; intere comunità, nei paesi del sud del mondo, sono destinate alla fame, alla disoccupazione e alla povertà.

E’ terribile fino a che punto possano spingersi gli uomini per il profitto, ed è sconfortante pensare che anche noi, in quanto consumatori, siamo parte del macabro gioco.

Fonti:
La stampa tutto green
Greenpeace ufficio stampa

Ferma la pesca eccessiva – di Oceana

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