Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.

0 vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.  Primo Levi

In queste parole di Primo Levi è racchiuso il senso della Giornata della Memoria: meditate che questo è stato, non dimenticate. Da dieci anni a questa parte il 27 Gennaio tutto il mondo si ferma: si ferma per ricordare le vittime di un sistema di affermazione sociale basato sulla morte di altri individui, vittime di una macchina alimentata da un odio infondato verso i propri simili. Il 27 Gennaio tutto il mondo ricorda la Shoah, nel giorno della liberazione (27 Gennaio 1945) del campo di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa sovietica. Mostre, film, concerti, conferenze parlano di Auschwitz e dell’Olocausto ma… sappiamo davvero che cos’è stato Auschwitz e cosa ne rimane oggi?

“Ad Auschwitz c’era la neve e un solo grande silenzio” Francesco Guccini

Ad Auschwitz oggi regna il silenzio, un silenzio carico del dolore che questa cittadina porta sulle spalle ormai da 70 anni. L’ambiente sembra immobilizzato dall’orrore, la neve avvolge ogni angolo del campo come a voler lasciare intatti i segni dell’olocausto. Il gelo ha fissato in maniera indelebile il sangue sulle pietre del Muro della Morte e l’odore cadaverico dei forni crematori sfuggiti alla cieca distruzione operata dai nazisti in fuga in quel lontano 27 Gennaio 1945.

Auschwitz oggi conserva: conserva le parole non dette da milioni di persone che hanno attraversato le sue strade, le parole che avrebbero voluto dire ai loro cari lontani, le parole di odio verso un inganno che li ha portati alla morte, le parole di chi è morto, ma anche le parole di chi è sopravvissuto e che a lungo ha taciuto nel timore di non essere creduto.

Oggi Auschwitz conserva i sogni: i sogni di migliaia di uomini che hanno convinto le proprie mogli e i propri figli a seguire quella promessa tedesca di lavoro sicuro, i sogni mai realizzati di migliaia di ragazzi nel fiore della giovinezza che non si sono potuti godere gli anni migliori della propria vita, i sogni di migliaia di donne che non hanno potuto difendere i propri figli da un’atroce fine e infine i sogni innocenti di migliaia di bambini ai quali è stato strappato il sorriso e la spensieratezza.

Qui vengono conservati gli ultimi pezzi di vita di queste persone, segno indelebile che questo è stato: qui si conservano le pentole con cui le madri di famiglia per anni avevano nutrito i propri figli, le valigie cariche di speranza con cui intere famiglie erano partite, i giochi dei bambini; occhiali, pennelli da barba e piccoli oggetti di vita quotidiana che facevano di quei “numeri” delle persone. Qui, infine, si conserva la femminilità di tutte le donne del campo: tonnellate di capelli strappati loro in segno di disprezzo, con l’esplicita volontà di distruggere alla radice tutto ciò che rendeva i prigionieri persone umane, per ridurli a bestie.

Ed è per questo che noi oggi, ma non solo il 27 Gennaio – tutto l’anno, siamo in dovere di ricordare. Noi oggi dobbiamo dire “Io non dimentico“, lo dobbiamo a tutti coloro che sono morti e che hanno sofferto, e non importa se non andremo al cinema a vedere l’ennesimo film sull’Olocausto o se non pubblicheremo una frase strappalacrime sui Social Network, quello che conta sono il nostro cuore e i nostri pensieri: dovranno essere rivolti a tutti coloro che, come Primo Levi, ci chiedono di non perdere la memoria, di raccontare ai nostri figli che questo è stato.

Io non dimentico. 

 

 

 

 

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"Voglio diventare poliglotta" cantavano allo Zecchino d'Oro anni fa. Ne ho fatto il mio motto. Studio lingue e mi interesso di musica e arte. Ho una mente che produce sogni che metterebbero in difficoltà Freud. Devo ancora capire se sia un pregio o un difetto. Intanto ci scrivo su. WARNING: NON sono gradite copie, al massimo CITAZIONI. Thank's!