Il Rosa Nudo

“Ci promettono che tutti gli omosessuali che si faranno castrare verranno rapidamente liberati per buona condotta. Alcuni deportati col triangolo rosa hanno creduto alla parola di Himmler e per uscire dalla stretta mortale dei campi di concentramento si sono fatti castrare.  Ma, malgrado la loro buona condotta, della quale gli unici giudici erano i capi di blocco e i capi di campo, se poterono uscire dai lager, non fu per tornare a casa loro, ma per essere inviati in Russia tra le truppe della divisione disciplinare Dirlewanger per morire da eroi per Hitler e Himmler, nella macelleria della guerriglia”.

(Heinz Heger)

“Iniettando ormoni sintetici nell’inguine destro, si sarebbe dovuto ottenere un’inversione delle tendenze dell’individuo. I medici SS non smettevano di scherzare su questa cosa. Vernaet allo stesso modo fece degli esperimenti su uomini castrati”

(Eugène Kogon)

A Pescara, proiezione de Il Rosa Nudo, martedì 27 gennaio.

A Pescara, in occasione della Giornata della Memoria, Art Meeting in collaborazione con Arcigay Pescara, Jonathan Diritti in movimento e Laboratorio Le Antigoni, con il patrocinio del Comune di Pescara, presentano il film Il Rosa Nudo del regista Giovanni Coda. In memoria di tutte le vittime dell’olocausto e dell’omocausto.

L’evento avrà luogo a Pescara, il 27 gennaio alle ore 18, presso la sala convegni del Museo Vittoria Colonna di Pescara.

Qua la pagina dell’evento
Qua il teaser ufficiale

Per informazioni:
[email protected]                                                                                                 www.artmeetingitalia.com

Il Rosa Nudo parla della vita di Pierre Seel, deportato a causa della sua omosessualità nei campi di concentramento nazisti.

Pierre Seel è nato e cresciuto in Alsazia, una regione francese; a 16 anni viene derubato del suo orologio in un parco noto luogo d’incontro omosessuale.
Denunciando il furto al commissariato, a sua insaputa, il suo nome venne segnato nell’elenco degli omosessuali.
Quando la Francia fu invasa entrò a far parte della Resistenza contro il nazismo.

Nel 1940, quando il giovane Pierre aveva appena 17 anni, la Gestapo venne in possesso di quell’elenco in cui era stato segnalato ed insieme ad altri omosessuali venne arrestato, interrogato e seviziato per due settimane.

In seguito, nel 1941, fu deportato nel campo di concentramento di Schirmeck, dove l’uomo che amava venne fatto divorare dai cani con un secchio di latta in testa di fronte ai suoi occhi; fu violentato e torturato ancora a causa del suo orientamento sessuale “invertito”.

Dopo essere passato in diversi campi di concentramento, dove si può supporre venne trattato alla stessa maniera, gli fu concessa la “libertà”: venne costretto ad arruolarsi nell’esercito tedesco e mandato a combattere sul fronte russo.

Pierre Seel è uscito vivo dal campo ed è sopravvissuto al fronte nel quale probabilmente i nazisti volevano che morisse. Le torture che subì non lo rovinarono in maniera permanente nel suo aspetto. Ma quello che visse lo straziò tutta la vita.

Dopo la liberazione, la famiglia, che era molto cattolica, non volle mai parlare dell’innominabile motivo per cui era stato deportato. Nel tentativo di cancellare questa enorme ferita e in qualche modo di stabilizzare la sua esistenza, si sposò ed ebbe tre figli.
A lungo non parlò mai dell’orrore che aveva subito.

Fino a che una scintilla fece scattare in lui il desiderio di buttar fuori tutto. Nel 1982, indignato dagli interventi omofobi da parte del Vescovo di Strasburgo, scrisse la sua autobiografia e denunciò in un libro le atrocità subite, “Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel”.

Ed è proprio l’autobiografia di Pierre Seel ad aver ispirato Il Rosa Nudo.

Il film di Giovanni Coda è un lavoro di cinematografia sperimentale, tra documentario e video arte. Segue le righe della toccante autobiografia di Pierre, ricostruendo con le sue parole l’internamento, la morte del suo amato e le torture che subì e vide subire dagli omosessuali deportati.
Il Rosa nudo non manca di raccontare anche le crudeli teorie scientifiche per la cura dell’omosessualità di Carl Peter Veernet.

Il film ha vinto numerosi premi e nomination a importanti festival, soprattutto all’estero.

Per citarne solo alcuni:

  • Gold Jury Prize, premio per il miglior lungometraggio, al Social Justice Film Festival 2013 di Seattle, Washington, USA.
  • Selezione Ufficiale al Torino GLBT Film Festival 2013.
  • Selezione Ufficiale al Florence Queer Festival 2013.
  • Selezione Ufficiale al Athens International Film + Video Festival 2014, Athens, Ohio, USA.
  • Premio Film For Peace Award al Gothenburg Indie Film Fest 2014, Göteborg, Svezia.
  • Candidato alle Selezioni Ufficiali per la categoria “Opera Prima” per il Premio David di Donatello dell’Accademia del Cinema Italiano per l’anno 2013-2014.
  • Candidato alle Selezioni Ufficiali per il premio Ciak d’Oro 2014.
  • Best International Film Award al 15° Melbourne Underground Film Festival (MUFF) 2014, Australia.
  • Bronze Plaque Award al Columbus International Film & Video Festival 2014, USA.
  • Diamond Award all’International Film and Photography Festival (IFPF) 2014, Jakarta, Indonesia.
  • Primo Premio Miglior Lungometraggio Fiction all’Omovies Film Fest 2014, Napoli.

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