I video di adolescenti che fanno coming out con i genitori stanno spopolando su YouTube. Il fenomeno è ormai virale. Ma qual è l’obiettivo? Testimoniare una scelta o ottenere visualizzazioni?

Il caso dei gemelli americani Aaron e Austin è forse il più celebre, tant’è che i due ragazzi sono persino finiti sulle poltrone bianche del talk show di Ellen Degeneres. Ma accanto a loro ce ne sono tanti altri.
Si tratta dei video in cui gli youtuber arcobaleno fanno coming out con parenti ed amici. Video rigorosamente registrati dal vivo, ovviamente con una telecamera nascosta.

Questo formato, però, non l’hanno inventato Aaron e Austin: è presente sul web da un bel po’ (almeno da un paio d’anni). La sequenza è, più o meno, sempre la stessa: prima si raccontano le proprie previsioni, poi si occulta la webcam registrando la scena ed infine si pronunciano le proprie conclusioni.

Fino ad un paio di anni fa, il coming out si rivolgeva più direttamente ai relativi follower e, in secondo luogo, all’intera community.

Ora sembra sia maturato un certo interesse verso le reazioni e le risposte. Un interesse che si traduce, per i filmati in questione, in un documento o in una testimonianza – esempi da seguire. Così la catena prosegue e ogni esperienza diventa il motore di un’ulteriore esperienza, in uno scambio di informazioni in cui realtà empirica e realtà digitale si intrecciano in una solidarietà 2.0.

Eppure è YouTube, e quel che conta sono le visualizzazioni. Non è in fin dei conti poco credibile la casualità del fatto che molti di questi videomaker siano già affermati youtuber? Ovviamente la veridicità dei filmati è inopinabile: ma la finalità della loro pubblicazione è un nobile gesto o una crescita delle statistiche di visualizzazioni del canale?

D’altronde, quando un formato diventa virale, i dubbi aumentano.

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