“Il segreto di ITALIA”, il film che non piace ai partigiani

"Il segreto di Italia", discusso film che affronta le violenze in un piccolo centro della bassa Padovana da parte dei terroristi partigiani.

Il Segreto di Italia

La guerra non piace a nessuno e nessuno è contento per la guerra. Quando i tedeschi bussavano alla porta, nessuno era tranquillo e contento, ma sembra che nessuno sia felice per l’arrivo della liberazione.

Dopotutto, era la primavera del lontano 1945. Siamo a Codivegno, paesino della bassa padovana e i sentimenti del popolo sono molto contrastanti.

Un particolare momento, l’attesa di un nuovo cambiamento epocale, sicuramente non voluto, ma per forza subìto. Questo è lo scenario del film di Antonello Belluco, “Il Segreto di Italia“.

Soggetto di Gerardo Fontana, dedicato al Sindaco di Covedigo, per la sua scomparsa nella scorsa estate proprio durante le riprese del film. Il film evidenzia cosa era l’Italia, paese che non sapeva cosa essere in questo momento storico. Era il tempo in cui le schiere militari che invasero il paese per liberarlo dal nazifascismo, videro unirsi altre forze accecate da vendette personali, accecate dall’odio.

Come in molte altre parti di Italia, anche a Covedigo sono stati registrati orrori, come l’eccidio di Covedigo, dove schiere di partigiani comunisti, dopo sommari processi a qualche centinaio di appartenenti alle Brigate Nere, alla Guardia Nazionale Repubblicana e molti anonimi civili, procedevano con le loro esecuzioni a morte.

Giampaolo Pansa aveva già raccontato qualcosa nel suo libro “Il Sangue dei Vinti“, boicottato. Dedicò alcuni capitoli alla maestra di Covedigo, Corinna Doardo, definendola:

 «una fascista non fanatica, piuttosto un’ingenua»

Le tagliarono a zero i capelli e la costrinsero a camminare per le vie del paese con una corona di spine e fiori sul capo, prima di procedere con la sua barbara esecuzione.

Il segreto di Italia
Il segreto di Italia

Drammatico evento, anche questo raccontato nel film di Belluco.

Tutto questo non ha aiutato il regista nel compimento del suo lavoro, subito ostacolato. In molti gli hanno sbattuto la porta in faccia. Anche nel novembre scorso, per la programmazione nelle sale cinematografiche, non ebbe pochi problemi:

«Qualcuno mi ha detto che il film è bello aggiungendo però che non lo poteva proiettare “perché sono i partigiani a decidere”»

Per questi motivi ha potuto usufruire solamente dell’aiuto della Regione Veneto. Da evidenziare come la realizzazione di questa pellicola, l’avvicinarsi di Belluco ad una materia scomoda e scottante, sia di assoluta “laicità”. Dice il regista:

«Non c’è nessun giudizio politico o storico. Non voglio essere definito “il revisionista del cinema” perché mi sembrerebbe di essere uno che spiega o rivede le cose. Io unicamente racconto gli stati d’animo individuali e i sentimenti di una comunità all’interno di fatti terribili realmente accaduti».

Il film è narrato in dialetto veneto reso “comprensibile” a tutti.

Il tutto vissuto con gli occhi di una ragazza, Italia, che dopo 55 anni può tornare a Covedigo dagli Stati Uniti, per il matrimonio di una nipote. Dove rivive gli orrori dell’epoca.

“Ispirato a fatti realmente accaduti nella primavera del 1945, a deposizione delle armi avvenuta, Codevigo, paese della bassa padovana, vive la guerra solo dopo la liberazione. Il dramma di una famiglia in quello che è stato l’eccidio di Codevigo commesso dai partigiani comunisti vissuto attraverso gli occhi e i sentimenti di una giovane ragazza: Italia”

Ad interpretare Italia da adulta è Romina Powel:

«La conoscevo da tempo, le ho inviato la sceneggiatura a Los Angeles. Lei mi ha chiamato il giorno dopo dicendomi che si era commossa e che era pronta a venire. È una grande professionista, ha imparato da sola e perfettamente le battute in veneto»

Antonello Belluco, il regista, sta già lavorando al suo progetto, un film sulle foibe:

«Qualcuno m’ha detto: “Ma vuoi ancora farti del male?”».

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