Olio di Palma
Indonesia: La massiccia deforestazione per creare piantagioni di palme da olio.

Che cos’è l’olio di palma?

L’olio di palma e l’olio di palmisto (di semi) sono degli oli vegetali saturi non idrogenati, ricavati dalle palme da olio. Ormai onnipresente, visti i costi bassissimi, nei prodotti da forno industriali come merendine, biscotti, snack, patatine, crackers, grissini, ma anche in pasti pronti e sughi, margarina, creme spalmabili, cioccolata e quant’altro delle marche più famose e conosciute.

E’ inoltre un componente importante in molti saponi e detergenti, nonché utilizzato come combustibile. Praticamente ne siamo circondati e, fino a poco fa, inconsapevolmente.

Foreste cancellate e animali decimati per far spazio alle piantagioni di palme da olio

C’è stato un gran parlare dell’impatto ambientale che ha la produzione dell’olio di palma; risulta infatti che diversi ettari di foresta pluviale (in Malesia, Indonesia, Costa d’Avorio, Uganda e Camerun) vengano bruciati o rasi al suolo per far spazio alle piantagioni di palme da olio, inquinando l’aria con il fumo (inquinamento che si diffonde anche per migliaia di chilometri), distruggendo e minacciando importanti ecosistemi con tutti i danni che ne conseguono: estinzione di alcune specie animali (l’elefante pigmeo del borneo è letteralmente stato privato del suo habitat naturale) e vegetali, cambiamenti climatici importanti.

Popolazioni derubate e poi sfruttate

Sotto accusa sono finite anche le implicazioni socio economiche: le multinazionali che acquistano grandi quantità di terreni per le loro piantagioni, in zone in via di sviluppo come il sud-est asiatico e l’Africa, causano gravi squilibri nelle economie locali. Una vera e propria “rapina”, denominata land grabbing, che alimenta l’impoverimento e lo sfruttamento delle popolazioni del luogo. Chi ieri era un piccolo agricoltore, oggi è un lavoratore sfruttato nelle piantagioni.

Vi sono alcune piantagioni che godono di una certificazione di sostenibilità rilasciata dalla Roundtable of Sustainable Palm Oil (associazione fondata nel 2004 dal WWF), ma sono ancora troppo poche e di dubbia efficacia.

Una recente (13 dicembre 2014) legge europea impone finalmente di dichiarare esplicitamente la presenza dell’olio di palma tra gli ingredienti in etichetta, sostituendo l’ambigua dicitura “oli vegetali”.

Il mercato alimentare, e non solo, ne è invaso proponendo prodotti a bassi costi, ma di discutibile qualità, così diverse catene di supermercati hanno dichiarato di voler far sparire questo grasso vegetale dai loro scaffali.

Coop, Esselunga, Ikea e LD market hanno aderito a una petizione che chiede l’abolizione dell’olio di palma. (potete trovarla al sito : www.change.org)

Olio di palma – Quali sono i rischi per la nostra salute?

Gran parte dei consumatori più attenti e informati sta boicottando questo ingrediente il più possibile, non soltanto per gli ingenti danni ambientali ed economici (come se non bastassero!,) ma anche a causa dei potenziali rischi per la salute. Sembra infatti contenere una grande quantità di grassi saturi e il suo consumo aumenta quindi in modo significativo la concentrazione di colesterolo e trigliceridi nel sangue, mettendo in serio pericolo il sistema cardiovascolare. Una valida alternativa, come suggerito da alcuni studi svolti nelle Mauritius, sarebbe l’olio di soia.

Eppure le ricerche scientifiche a favore della sostituzione di questo olio con ingredienti eco-bio sostenibili pare non siano molto interessanti per gli italiani e per il Ministero della Salute. Forse perché l’olio di palma continua ad essere largamente usato dalle maggiori aziende alimentari internazionali presenti sul nostro territorio? Ingeriamo ogni quantità allarmanti di questo prodotto dannoso e di qualità mediocre solo per assicurare un risparmio in denaro.

Ma qual è, per la terra e l’umanità, il vero prezzo di un biscotto? Bisogna riflettere, informarsi.

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