L’infanzia e il fumo

Secondo la Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia “tutti i bambini hanno un diritto assoluto alla salute e allo sviluppo”. Ciò significa che l’esposizione dei bambini ai rischi, ormai ben noti e conosciuti da tutti, da tabacco rappresenta una violazione dei diritti dell’infanzia.

Nel 1999, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riunito gli esperti da tutto il mondo sul tema del fumo e della salute, per esaminare il problema e concordare un programma di intervento per la riduzione degli effetti nocivi e dell’esposizione dei bambini al fumo. La consultazione ha stabilito che il fumo rappresenta un reale rischio per la salute e che le politiche sanitarie pubbliche hanno il dovere di proteggere e garantire il diritto di ogni bambino a crescere libero dal fumo di tabacco, in accordo con quanto stabilito dalla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.

Riguardo al tema della tutela dei bambini è importante sottolineare che la consulta dell’OMS, in quell’occasione, ha riconosciuto che anche le strategie impiegate dall’Industria del Tabacco per promuovere i propri prodotti ledono i diritti dei bambini. I messaggi proposti, sia diretti che indiretti, intenzionalmente mirati ai bambini, associano il consumo di tabacco con un’attraente immagine di benessere creando così le premesse per la crescita di un futuro “fumatore”. Questo fenomeno, di conseguenza, provoca un aumento di giovani fumatori; in particolare, il fenomeno è stato notato nei paesi in via di sviluppo come: Cina, India, Egitto e Thailandia, tutti i paesi che rappresentano per l’industria del tabacco i “nuovi mercati” per la vendita dei loro prodotti.

Questa tendenza può essere contrastata solo attraverso strategie altrettanto efficaci che abbiano però l’obiettivo di proteggere i bambini e gli altri non fumatori, di ridurre il numero di nuovi fumatori e aiutare coloro che già sono fumatori a smettere. Queste strategie richiedono impegno a tutti i livelli e l’introduzione di specifiche politiche sanitarie, e di misure fiscali, legislative ed educative.

Soprattutto le strategie educative sono di particolare importanza. Infatti, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha evidenziato la correlazione tra l’iniziare precocemente a fumare (dopo i dieci anni) e la mancanza di accesso alle informazioni o l’assenza dell’opportunità di sviluppare le abilità psico-sociali come il pensiero critico e la gestione dello stress, che invece sono un aiuto importante per bambini e giovani, nonché motivi per non iniziare a far uso di tabacco.

In Italia, l’ISTAT documenta ogni anno preoccupanti livelli di esposizione dei bambini al fumo. Secondo questi dati, il 47,6% dei neonati e dei bambini fino a 5 anni ha in famiglia almeno un genitore che fuma, mentre il 12,4% ha entrambi i genitori fumatori.

Nonostante siano ben conosciuti gli effetti nocivi del fumo in gravidanza (sia sulla madre, sia sul feto), sono meno del 50% le donne fumatrici che decidono di smettere di fumare in gravidanza.

Mentre le ricerche sul fumo passivo prendono in considerazione in particolare i bambini di età inferiore ai 14 anni, i dati relativi al fumo attivo nell’infanzia si riferiscono a ragazzi di età superiore ai 14 anni.

Dalle ricerche emerge che l’82% dei fumatori adulti abbia iniziato a fumare durante l’adolescenza, cioè prima dei 18 anni.

Secondo i dati ripresi da una ricerca condotta in Italia nel 2000 dall’ESPAD, il 47% dei ragazzi e delle ragazze di età compresa fra i 15 e i 20 anni ha dichiarato di aver fumato la prima sigaretta prima di aver compiuto 14 anni. L’8,9% dei maschi e il 4,4% delle femmine hanno dichiarato di aver fumato la prima sigaretta addirittura prima degli 11 anni.

La diffusione del fumo tra i giovani è influenzata da pressioni sociali, bisogni psicologici e influenze ambientali, ma anche da conoscenze, attitudini e opinioni sul fumo. Le ricerche evidenziano un’abitudine al fumo strutturata già in ragazzi di età poco superiore a 14 anni.

Da questa analisi si evince che non è possibile utilizzare una sola strategia nei programmi di prevenzione per i bambini e i giovani, ma al tempo stesso è necessario impiegare molto i genitori come risorse educative e formative nel programma di lotta al fumo a lungo termine.

I programmi devono coinvolgere attivamente sia i genitori, sia il contesto scolastico, pianificando interventi diversi per le varie età dei soggetti ai quali si rivolgono.

Cari genitori, è molto importante capire l’estrema importanza dell’educazione alla salute.
Infatti è stato studiato, dai vari approcci educativi sperimentati, che è necessario iniziare ad educare i figli a comportamenti salutari già in tenera età.

Si fa questa scelta perché i figli crescano maturando consapevolezza dei rischi che corrono, ma soprattutto affinché diventino capaci di ragionare e prendere decisioni giuste in maniera autonoma. Si formano così quei futuri adulti responsabili, capaci di prendere decisioni corrette e mantenere uno stile di vita salutare.

Segui KontroKultura su Instagram, clicca QUI!