censis
censis

Questa mattina a Roma, presso la Sala Zuccari del Senato, è stato presentato e discusso il 12° Rapporto Censis/Ucsi sulla Comunicazione. 

Sul sito del Censis, il Centro Studi Investimenti Sociali si legge:
«la dodicesima edizione del Rapporto sulla comunicazione prosegue il monitoraggio dei consumi dei media, misurati nella loro evoluzione dall’inizio degli anni 2000, e l’analisi delle trasformazioni avvenute nelle diete mediatiche degli italiani

Se nel 2013 gli utenti di Internet erano il 63,5% della popolazione italiana, oggi sono 70,9%. Con il loro aumento, aumenta anche la diffusione dei social network: «è iscritto a Facebook il 50,3% dell’intera popolazione (il 77,4% dei giovani under 30), YouTube raggiunge il 42% di utenti (il 72,5% tra i giovani) e il 10,1% degli italiani usa Twitter.»

La quasi totalità della popolazione italiana guarda la tv (il 96,7%) e ascolta la radio (83,9%) ma lo fa utilizzando sempre più smartphone e tablet: l’ascolto della radio per mezzo dei telefoni cellulari (+2%) e via internet (+2%) prosegue la sua ascesa e «la web tv è arrivata a una utenza del 23,7% (+1,6% rispetto al 2013), la mobile tv all’11,6% (+4,8%), mentre le tv satellitari si attestano a una utenza complessiva del 42,4% e ormai il 10% degli italiani usa la smart tv connessa in rete.»

Sono in crescita anche i contatti dei quotidiani on-line (+2,6%) e dei portali web di informazione (+4,9%) mentre i lettori dei quotidiani cartacei diminuiscono dell’1,6% rispetto al 2013.

Tra i principali risultati del 12° Rapporto Censis-Ucsi sulla comunicazione, promosso da Mediaset, Rai e Telecom Italia, c’è l’abisso che separa i consumi mediatici dei giovani da quelli degli anziani. «Tra i giovani la quota di utenti della rete arriva al 91,9%, mentre è ferma al 27,8% tra gli anziani; l’85,7% dei primi usa telefoni smartphone, ma lo fa solo il 13,2% dei secondi; il 77,4% degli under 30 è iscritto a Facebook, contro appena il 14,3% degli over 65; il 72,5% dei giovani usa YouTube, come fa solo il 6,6% degli ultrasessantacinquenni; i giovani che guardano la web tv (il 40,7%) sono molti di più degli anziani che fanno altrettanto (il 7,1%); il 40,3% dei primi ascolta la radio attraverso il telefono cellulare, dieci volte di più dei secondi (4,1%); e mentre un giovane su tre (il 36,6%) ha un tablet, solo il 6% degli anziani lo usa. Al contrario, l’utenza giovanile dei quotidiani (il 27,5%) è ampiamente inferiore a quella degli ultrasessantacinquenni (il 54,3%).»

Il dato forse più interessante di questa ricerca socio-economica è lo sviluppo di una nuova economia, quella della “disintermediazione digitale”: in altri termini, gli utenti, grazie a internet, non hanno più bisogno di intermediari per avere servizi o prodotti e di conseguenza riescono ad ottenerli ad un prezzo minore.

Nel comunicato stampa sul 12° Rapporto Censis/Ucsi sulla Comunicazione si legge:
«negli anni della crisi la diminuzione delle disponibilità finanziarie ha costretto gli italiani a tagliare su tutto. Ma non sui media digitali connessi in rete, perché grazie ad essi hanno aumentato il loro potere individuale di disintermediazione, che ha comportato un risparmio netto finale nel bilancio familiare. Usare internet per informarsi, per acquistare prodotti e servizi, per prenotare viaggi e vacanze, per guardare film o seguire partite di calcio, per svolgere operazioni bancarie o entrare in contatto con le amministrazioni pubbliche, ha significato spendere meno soldi o anche solo sprecare meno tempo: in ogni caso, guadagnare qualcosa.»

L’economia della “disintermediazione digitale” decolla spostando la creazione di valore dalle filiere produttive e occupazionali tradizionali a nuovi ambiti mostrando uno scenario in evoluzione di cui forse non riusciamo ancora a comprendere la portata.

Segui KontroKultura su Instagram, clicca QUI!
Articolo precedentePasqua nel mondo: alla scoperta di tradizioni e curiosità
Articolo successivo#italiasicura #acquepulite – Uso consapevole dell’acqua.
Chiara è appassionata di poesia, giornalismo, teatro, arti visive e musica sin dai tempi del liceo. Una volta conseguita la laurea in “Letteratura, Musica e Spettacolo”, decide di approfondire gli studi etnomusicologici dedicandosi all'organetto a due bassi e al mandolino. La laurea magistrale in “Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei” arriva nel 2009, anno in cui ha le prime esperienze come educatrice. Pubblicare articoli online le permette di coltivare la sua passione per la scrittura e per un giornalismo basato sulla meticolosa analisi delle fonti.