referendum Irlanda

Il 23 maggio 2015 si è svolto il referendum in Irlanda per inserire nell’ordinamento il matrimonio gay. Il ‘sì’ ha ottenuto il 62,1% dei consensi grazie soprattutto alla mobilitazione dell’elettorato giovanile. Il risultato è senza dubbio straordinario se si pensa che l’Irlanda è un paese a stragrande maggioranza cattolico e che l’omosessualità era considerata un reato penale fino a soli venti anni fa. E’ la prima volta nella storia che questa fattispecie di matrimonio viene inserita nel codice tramite referendum.

Le reazioni a questo storico evento sono state molteplici: il segretario di Stato vaticano Parolin ha parlato di “sconfitta per l’umanità” e di “essere triste per l’esito del referendum”. Il cardinal Bagnasco si è detto disposto a “dialogo con i gay, ma no a unioni civili”. Molti esponenti politici italiani si sono detti favorevoli, con toni e accenti diversi, a dare al nostro paese una legge per le coppie di fatto, sia eterosessuali che gay. Il Presidente del Consiglio Renzi ha affermato che “avremo una legge prima dell’estate”.

L’Italia infatti, insieme a Grecia, Cipro, Bulgaria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Slovacchia, fa parte dei paesi europei che non hanno ancora una norma in tal senso. Leggi sulle unioni civili sono invece presenti, oltre all’Irlanda, in Finlandia, Galles, Inghilterra, Spagna, Olanda, Belgio, Danimarca, Francia, Norvegia, Portogallo, Svezia, Slovenia e Lussemburgo. L’auspicio è quello di rimanere nel primo gruppo ancora per poco, riconoscendo un diritto di civiltà riconosciuto anche in 37 Stati degli Usa.

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