Chitarre innovative – Discografia

Chitarra Acustica Yamaha F310

Quando sei corde, un ponte e due pickup non bastano più, la fantasia di musicisti, liutai e progettisti si scatena e, tralasciando le forme più bizzarre e talvolta oscene delle casse, passiamo in rassegna alcune tra le trovate musicalmente più interessanti dell’epoca rock.
Un certo scalpore fece senz’altro Jimmy Page con la sua Gibson doppio manico ideata sul modello della SG (precisamente EDS 1275) fin dal 1972 (ma esiste un precedente iconografico presleyano) per eseguire dal vivo Stairway To Heaven (The Song Remains The Same, film e album, 1976) e non solo; stessa chitarra usata da John McLaughlin nel primissimo periodo della Mahavishnu Orchestra (Birds Of Fire, 1973), sostituita in seguito da un
modello molto più lussuoso, Rex Bogue, 6/12 double Neck, con la tastiera intarsiata di madreperla (Between Nothingness And Eternity, 1973); succesivamente, in Inner Worlds (1976), utilizzò un pick-up esafonico collegato a un sistema analogico di Mini Moog, anticipando il protocollo MIDI ancora di là da venire.
Nello stesso periodo Paolo Tofani, degli Area, sperimentava, ispirato dal vento che soffiava da Londra, connettendo la chitarra al synth VCS3 e creando quell’indimenticabile intro di Luglio, Agosto, Settembre (Nero) (Arbeit Macht Frei, 1973) e inventando un suono che avrebbe fatto scuola.
In anni più recenti, quando il MIDI stava già furoreggiando tra i tastieristi, in Italia Gianluca Mosole appariva in club e festival con la sua impugnatura mancina, ma senza girarne le corde, e chitarre midizzate che suonavano come sintetizzatori (Magazine, 1991).

A Napoli, Antonio Onorato da anni è un punto di riferimento per una fusion raffinatissima, non solo per la vena compositiva spiccatamente afro-mediterranea, ma anche per i suoni che distilla dalle sue chitarre: la curiosità è
rappresentata soprattutto dalla breath guitar, una Yamaha G 10 pilotata da un controller a fiato che ne regola intensità e dinamiche (Breathing, 2011).
A livello internazionale, assieme al già citato McLaughlin, Pat Metheny resta un punto di riferimento, al quale tutti si sono ispirati, per l’innovazione sin dalla metà degli anni Ottanta, per quanto riguarda l’estensione elettronica della chitarra (Still Life, 1987); su un altro fronte Adrian Belew, con Bowie (Stage, 1978) Zappa (Sheik Yerbouti, 1979), Talking Heads (Remain In Light, 1980) e King Crimson (Beat, 1982) ha dettato una linea paradossalmente più anarchica del suono cibernetico utilizzando l’elettronica in modo poco ortodosso assieme ad apparati di chitarra preparata (Twang Bar King,1983).
Chi non si accontenta di uno o due manici e deborda nel quasi circense é Steve Vai (Alien Love Secrets, 1995) con i suoi strumenti dalle forme più bizzarre, compresa una chitarra tri-manico a forma di cuore, ma è stato anche tra i primi a utilizzare nel rock una chitarra a sette corde e comunque, dietro il funambolo c’è un vero maestro e un serio musicista (Where The Wild Things Are, 2009); peggio di lui, in termini di circo c’è Michael Angelo Batio: chitarre a sei e sette corde, dal design fantasioso, ma anche chitarre doppie, con i manici a V da suonare contemporaneamente (in realtà due chitarre separate e gemellate all’occasione), e quadruple robotizzate (O.F.R. con i Nitro, 1989).

Anche il Grande Nord offre interessanti opzioni con il norvegese Terje Rypdal, orientato verso un orizzonte etno-tecnorock (Blue, 1986) e il più giovane conterraneo Eivind Aarset, manipolatore di suoni dalla vena fortemente poetica e tecnologica (Dream Logic, 2012).
Da citare ancora Nguyen Lê, franco-vietnamita, ha lavorato molto in Italia al fianco di Paolo Fresu, ma svolge un’intensa attività solista all’insegna del rock e della world music (Songs Of Freedom, 2011) e Nico Di Battista, bassista e chitarrista, che mette a frutto le due tecniche sulla DBguitar, speciale strumento
dal manico fretted solo fino al dodicesimo tasto, con corde in nylon (le ultime due di calibro maggiore e anima in fibra di carbonio adibite a basso) dalle sonorità calde e sorprendenti (Segreti,2011).

Segui KontroKultura su Instagram, clicca QUI!