Native Instruments Elektrik Piano

Native Instruments Elektrik Piano

Srumenti musicali principi delle scene negli anni Sessanta e Settanta, come i pianoforti Rhodes e Wurlitzer, caddero tristemente in disuso quando negli anni Ottanta fecero la loro comparsa strumenti come il Roland RD-1000 e lo Yamaha DX7.
Dopo che ogni produzione discografica risultò contagiata da questi nuovi generatori sonori e nessuna nuova generazione di strumenti musicali pareva capace di entusiasmare, ecco avvenire l’inaspettato: la rinascita dei più gloriosi strumenti degli anni Sessanta.
Se negli anni Ottanta nessuno si sarebbe più sognato di utilizzare un Fender Rhodes, da qualche anno a questa parte nessun musicista si permette di non avere da qualche parte qualche campione di questo strumento.
Visto l’imperversare degli strumenti virtuali e l’oggettiva richiesta da parte dei più svariati utenti di  poter accedere a valide timbriche di pianoforte elettrico, N.I. ha avuto la geniale quanto semplice idea di introdurre sul mercato uno strumento a base di campioni capace di emulare il Fender Rhodes Mark I e Mark II, Il Wurlitzer A200 e l’Hohner Clavinet E7.
Di fatto strumenti virtuali emulanti suoni di pianoforti elettrici, come Lounge Lizard di A.A.S. e EVP73 di Emagic, hanno fatto la loro comparsa diverso tempo fa, ma mentre questi ultimi generano il suono per mezzo di modelli fisici, Elektrik Piano utilizza semplicemente campioni.

Lo strumento è disponibile sia per Mac che per PC nei formati VST, AU, RTAS e Dxi e, oltre che come plugin, funziona anche in modalità stand alone, cosa sicuramente gradita a tutti gli utenti interessati a usarlo in situazioni live come strumento indipendente.
L’installazione avviene in modo rapido e indolore.
Come è ormai regola di casa di N.I. è d’obbligo l’attivazione del software tramite challenge responce.
Senza di questa, Elektrik Piano funzionerà solo per un numero di giorni limitato e oltre a ciò risulterà impossibile utilizzare la funzione di DFD, indispensabile nel caso si stia usando un computer dotato di poca Ram.

Quella di Elektrik Piano è un’interfaccia spiccatamente retrò.
La volontà di N.I. di evocare un senso di nostalgia è palese.
Ogni elemento è votato alla semplicità operativa.
Quello che viene offerto si coglie con un rapido colpo d’occhio: un display in posizione centrale alla cui base trova posto una fila di quattro pulsanti, a loro volta posti sopra un’altra fila di otto pulsanti.
Sulla sinistra (del display) vi sono quattro controlli rotativi e altri tre sono sulla destra assieme a un VU Meter.
Lo strumento è dotato di un cospicuo numero di preset i quali vengono richiamati in modo assai semplice.
È sufficiente cliccare sul pulsante File posto sotto il display e un menu a discesa mostrerà la lista dei preset selezionabili.
Altresì è possibile utilizzare i tasti ” + ” e “-” posti accanto al tasto appena menzionato.

Poiché in situazioni live richiamare i preset tramite menu a discesa o scorrendoli uno a uno tramite i tasti + e – potrebbe risultare sconveniente, N.I. ha avuto l’apprezzabile idea di associare otto preset a scelta agli otto tasti sovrastati dai quattro alla base del display.
A ognuno di questi poi è associato un tasto della tastiera del computer, da F1 a F8. N.I. ha cercato volutamente di limitare le possibilità di editing delle timbriche di base per mantenere il più possibile inalterato il carattere del suono di ogni strumento campionato.
Sostanzialmente, tramite gli otto controlli rotativi menzionati è possibile modificare l’intonazione, aggiungere effetti di vibrato, panning, riverbero e per ultimo equalizzare.
Le bande di equalizzazione sono solo due: alti e bassi.
Nonostante il numero limitato di controlli è possibile ottenere una notevole varietà di convincenti effetti quali chorus, phaser e flanger.
Uno dei controlli rotativi è semplicemente relativo al parametro volume.
Oltre che in tempo reale, tutti questi parametri sono controllabili via MIDI.

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