Studenti fuori sede: le storie più strane

Vivere con degli sconosciuti è sempre complicato, ma a volte può diventare un vero e proprio incubo

Ogni adolescente sogna di vivere da solo, lontano dai genitori e dalla famiglia, immaginando un mondo fantastico, fatto di feste con gli amici, musica ad alto volume, dormite fino al pomeriggio e interminabili bevute. Quando, all’università, si fanno i conti con la dura realtà degli studenti fuori sede, tutto ciò si rivela diverso: tra turni delle pulizie, soldi che non bastano e coinquilini improbabili, vivere da soli è tutt’altro che uno spasso. In particolar modo, la convivenza con altri studenti o lavoratori, persone conosciute da poche settimane, può trasformarsi in un vero e proprio incubo. Abbiamo intervistato alcuni studenti fuori sede, per raccogliere le testimonianze più assurde, tragiche o divertenti!

La gazza ladra

“Vivevo sola con un’altra ragazza, D., e all’inizio sembrava il paradiso: ero lontana da casa, avevo la mia paghetta e condividevo un enorme appartamento con questa studentessa, che stava sempre fuori, o per studiare, o per dormire dal fidanzato. Dopo qualche settimana, ho cominciato a notare alcune stranezze: piccoli oggetti che sparivano dalla mia camera, a volte lasciavo una penna sul tavolo e la ritrovavo sul comodino, cose così, a cui non davo troppo peso, credendo di essere soltanto distratta. Un giorno, insospettita dalle continue sparizioni, ho lasciato degli oggetti sulla scrivania e ho scattato una foto con il cellulare e, rientrata a casa, ho potuto constatare che qualcosa era cambiato: non ero pazza! Ho aperto la porta della camera di D., e ho trovato tutti i miei oggetti accanto al suo letto, ordinati in fila: una cosa davvero inquietante! Non ho avuto il coraggio di affrontare la coinquilina cleptomane e così, dopo poco tempo, ho cambiato casa!” – Anna, 22 anni.

L’attivista vegana

“Pensavo di aver raggiunto il peggio con due coinquilini stranieri sporchissimi, e invece no. L’esperienza peggiore è arrivata qualche mese fa, quando S. si è trasferita nel mio stesso appartamento. Ha subito messo in chiaro che era vegana e che non sopportava l’odore e la vista della carne, e da allora è cominciato l’incubo. Io e gli altri stavamo attenti, per gentilezza, a non cucinare mentre c’era lei e a lasciare aperta la finestra, ma tutto ciò non bastava. Non potevamo tenere in frigo le nostre provviste, perchè la vista di una busta di prosciutto la inorridiva, e tantomeno ordinare una pizza o un kebab, pena musi lunghi, sguardi schifati ed interminabili prediche contro la crudeltà sugli animali. Scoprimmo che era una vera e propria attivista, con un blog tutto suo e un piccolo seguito, e che scriveva di noi, descrivendoci come cannibali. Ad un certo punto, il padrone scoprì che non pagava le bollette, e la cacciò dalla casa, con nostro immenso sollievo!” – Krizia, 24 anni.

L’amante della natura

“O. non era un cattivo ragazzo, anzi era gentile, altruista e simpatico. Il suo unico problema era… la puzza. Si dichiarava ‘amante della natura‘ e, per tale ragione, aveva deciso di non utilizzare saponi industriali: preparava tutto da sè, infestando la cucina con odori nauseabondi, strani miscugli di piante e unguenti. Una volta provò addirittura a convincermi a spalmarmi addosso una ‘crema allo zenzero’, o qualcosa del genere. Ovviamente ho rifiutato. Le rare volte che sono entrato nella sua camera, l’odore mi ha lasciato stordito per diversi minuti: era un misto tra incenso, formaggio andato a male e uova marce. Dal colore del pavimento, dubito che abbia mai pulito. Quando decise di adottare un cagnolino, cosa che aumentò notevolmente il cattivo odore della casa, ho dovuto farmi forza e cacciarlo. In fondo, mi dispiaceva. Era un bravo ragazzo, a modo suo!” – Christian, 27 anni.

Essere o non essere?

“Vivere con C. è stata l’esperienza più strana della mia vita. Era una specie di fantasma: stava chiuso in camera per ore, a volte per giorni, senza dare segni di vita, a parte qualche rumore o una risatina di tanto in tanto. Si chiudeva a chiave, spegneva la luce e spariva. Scoprimmo che, per qualche strana ragione, consumava in camera i suoi pasti, da solo. L’aspetto inquietante è che non lo vedevamo mai cucinare o lavare i piatti, così cominciammo a credere che si nutrisse soltanto di scatolame. O di cibo per gatti. Non sapevamo cosa facesse, non l’abbiamo mai visto studiare, nè lavorare. Però pagava tutto regolarmente, quindi nessuno di noi si lamentava. Dopo qualche mese, ci annunciò che sarebbe andato via, senza alcuna spiegazione. A distanza di anni, C. rimane per me un mistero!” Paolo, 28 anni.

Le spione

“J. e D. erano amiche da una vita e avevano deciso di affittare una camera doppia. In casa vivevamo anche io e un’altra ragazza più grande. Erano simpatiche, pulivano e pagavano le spese regolarmente, per cui all’inizio tutto sembrava andare per il meglio. A volte le sentivo ridacchiare, chiuse nella loro stanza, ma non ci facevo troppo caso. Una sera, per caso, sentii J. nominare il ragazzo che frequentavo e, incuriosita, mi avvicinai alla porta per ascoltare. Scoprii che avevano trovato il mio diario, che nascondevo in camera, e che l’avevano letto, nei minimi dettagli, e restai letteralmente allibita. Aprii la porta e dissi loro: ‘dovreste vergognarvi’. Per tutta risposta, fecero spallucce e commentarono: ‘beh, dobbiamo pur sapere con chi abbiamo a che fare!’. Ero senza parole e incazzata nera. Ho vissuto gli ultimi mesi lì con un senso di angoscia: mi sentivo spiata e osservata, acquistai un lucchetto per la mia camera, ma non era abbastanza. Solo lasciando quella casa, tornai a vivere tranquilla!” – Elena, 20 anni.

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