Alghe Sargassum: minaccia per la biodiversità

Alghe Sargassum: minaccia per la biodiversità

Barche bloccate nei porti, turisti che si allontanano: in tutte le isole dei Caraibi e delle coste di Cancùn, in Messico, le alghe Sargassum sono una minaccia per la biodiversità e un incubo per i residenti delle spiagge invase. Questi enormi massi di piante marroni che sembrano intessute in file strette e il cui spessore può raggiungere un metro, a volte si estendono per diverse decine di km nella zona atlantica.
In Guadalupa, secondo uno studio, un terzo delle aziende ha subito una perdita di quasi cinque milioni di euro nel primo semestre del 2015. Il settore della pesca è uno dei più colpiti.

“Tutte le porte erano bloccate. Le masse di alghe avevano intasato i motori, avevano riempito le reti e non si poteva più tornare indietro. Difficile per noi quantificare il danno pieno.”

Queste le parole di Nicolas Diaz, segretario generale del Comitato regionale per la pesca

Alghe Sargassum: minaccia per la biodiversità

Ad essere state colpite sono anche le società di noleggio di imbarcazioni da diporto, ristorazione e le società di immersioni subacquee. Lo studio della Camera di Commercio ha rilevato chiusure temporanee, licenziamenti e un’immagine degradante agli occhi dei visitatori: molte le prenotazioni di camere d’albergo e alloggio sono state cancellate. Per quanto riguarda la popolazione, essa soffre anche a causa dell’Ulva che è un altro genere di alghe, che si decompone sulla spiaggia. Le alghe Sargassum emanano il solfuro di idrogeno, un gas maleodorante e tossico.

“Le Baie situate ad est sono state colpite duramente. E’ il caso de la Robert e de la Trinité in Martinica, dove la stagnazione delle alghe ha portato all’eutrofizzazione delle acque che ha colpito la maggior parte delle specie viventi.”

Queste le parole di Jean Roger, presidente delle lagune naturalistiche Caribbean Association.

Alghe Sargassum: minaccia per la biodiversità

Nel mese di settembre 2015, i servizi statali hanno documento 180 ettari di Sargassum accumulati lungo la costa caraibica, circa 60.000 tonnellate di materia secca. Per ora, l’unica soluzione è la rimozione. Lo Stato ha fatto sapere che le condizioni non erano soddisfacenti per dichiarare lo stato di calamità naturale. Circa 11 milioni di euro sono stati raccolti tra il 2014 e il 2015 per finanziare brigate e attrezzature di raccolta.

L’ADEME (Agenzia per l’ambiente di gestione e dell’energia) ha lanciato un invito per la presentazione di progetti sulla prevenzione dei rischi, di recupero e di miglior tecniche di raccolta, ovviamente senza togliere troppa sabbia dalle spiagge. Le proposte che hanno avuto più successo attualmente sono in fase di test. L’idea definitiva è quella di installare una filiera di produzione di compost delle alghe (il compost è un materiale utilizzato in agricoltura come fertilizzante).

Mentre diversi studi sono ancora in corso, l’ipotesi più comune legata a questo fenomeno di inquinamento è che sia venuto dalla terra, potenziato dal riscaldamento dell’oceano. Varie osservazioni aeree hanno mostrato masse di Sargassum formate a nord est del Brasile e dell’Africa occidentale, in prossimità delle foci del Rio delle Amazzoni da un lato e del Congo dall’altro, prima di essere espulso dalle correnti atlantiche.

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