Robert Zimmermann (Bob Dylan) Chronicles Volume 1 (Feltrinelli)

Robert Zimmermann (Bob Dylan) Chronicles Volume 1 (Feltrinelli)

Giunge finalmente in libreria il tanto atteso primo volume dell’autobiografia di Robert Zimmermann in arte Bob Dylan: Chronides Volume 1 (Feltrinelli, pp. 270, 18 euro, traduzione di Alessandro Carrera).
Come un nastro che si riavvolge, la memoria del sommo songwriter, corre on the road e a ritroso fino ad arrivare al giovane uomo di Duluth (Minnesota) armato solo di una chitarra acustica e di un pugno di buone canzoni, che si affaccia per la prima volta su di una Times Square ancora al neon e in bianco e nero (come da copertina), con l’intenzione di conquistare New York e poi il mondo, nello stesso modo con cui si può conquistare una bella ragazza; con la musica e le parole.
Proprio da qui il libro prende l’avvio e in un certo qual senso finisce.
Quando l’età dell’innocenza è già alle spalle e quella dell’esperienza non è ancora all’orizzonte, ma c’è ancora posto per stupirsi e meravigliarsi, per amicizia e gratitudine.
E ancora spazio per tutta la conoscenza che arriverà.
Figlio adottivo della sgangherata famiglia del Village, dove personaggi come Dave Van Ronk, Woody Guthrie, Paul Clayton, erano gli eroi di una nuova era con valori antichi, Dylan torna proprio al pittoresco quartiere degli esordi per sanare un giusto debito di riconoscenza verso i vecchi amici, ma anche per accompagnare il lettore pagina dopo pagina alla scoperta di un mito urbano, esattamente come l’ha vissuto lui.

Prima da Mr.Nessuno di provincia, catapultato nella metropoli che non dorme mai.
In seguito da menestrello di una e più generazioni.
Poi, a metà libro, con un abbondante scarto temporale, si passa direttamente dagli anni Sessanta agli Ottanta, come dire: è di nascita e di rinascita che stiamo parlando.
Un rinascita tra le paludi di New Orieans e il mixer di Daniel Lanois, che lo esorta a scrivere pezzi come soltanto lui è in grado di fare e a fare un album difficile e bellissimo (Oh Mercy!).
Un salto temporale enorme, come se in mezzo non ci fosse nulla, forse perché mancano ancora gli spunti per un prossimo libro che senz’altro arriverà.
E le ultime pagine chiudono proprio a due passi dall’inizio con una parentesi lunga quaranta e più anni.
Stupisce, infine notare qui e là, citazioni da Clausewitz (“il posto della morale è stato preso dalla politica e la politica è forza bruta”) e da Elton John (” I would have liked to know you, but i was just a kid”), spese con un pizzico di civetteria.
O ancora, scoprire che il sogno del Nostro da giovane non fosse quello di diventare artista, ma di andare a West Point Insomma, di fare il cadetto e magari pure di morire in battaglia.

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