Santa Cruz OM-PW (Pre War)

Santa Cruz OM-PW (Pre War)

Chi ha avuto la fortuna di restaurarsi i timpani ascoltando qualche Kevin Ryan, certe Martin, Collings, Gallagher, e perché no, anche Breedlove, avrà iniziato a operare scelte di taglio netto: da una parte gli strumenti santificati e dall’altra tutto il resto, compresi quelli in odore di santificazione ma ancora con qualche ombra da purgare.
Lo sapete quanto sia difficile usare parole per descrivere un suono, quindi optiamo per una definizione indiretta, basata sugli effetti e sensazioni che un suono da “sfere celesti” induce nel chitarrista.
Chi ha suonato tali strumenti ha sempre avuto la prova di una risposta eccezionalmente pronta alle sollecitazioni, una grandiosa abilità dello strumento a tracciare, seguire dinamicamente le escursioni espressive del chitarrista; di indurre, grazie alla ricchezza armonica, chiarezza e pastosità del suono, uno stato di benessere, come se le buone vibrazioni bussassero alla porta delle endorfine invitandole a uscire e a spandersi per il corpo.
Inoltre gli strumenti celestiali non hanno difetti, non danno problemi che distraggono l’esecutore.

Santa Cruz è un nome non molto noto ai lettori-chitarristi italiani.
Si riferisce alle produzioni del liutaio Richard Hoover, il quale svolge la sua attività con raffinata competenza e crescente maestria.
I suoi modelli risentono più che palesemente dell’ammirazione per le acustiche targate Martin e credo che, come per altri liutai, il calo di qualità in un certo periodo nei prodotti della casa di Nazareth, lo abbia stimolato a produrre esemplari rifacentesi alle annate d’oro della famosa ditta americana, quelle ante-guerra.
OM-PW vuole dire, appunto, Orchestra Model Pre War.
La prima nota positiva è sicuramente data dalla semplicità dell’ornamentazione: un’assenza preziosa che concorre all’indubbia eleganza.
La sola nota di una qualche vezzosità è il logo sulla paletta mentre l’herringbone che cerchia la buca, e le magnifiche meccaniche targate Santa Cruz (serie 100), in stile Waverly, rientrano tra gli elementi di pacata bellezza che lo strumento si concede.

Tutto è semplice e di scuola Martin: dalla paletta impiallacciata in palissandro, alla voluta dietro la stessa (più un elemento estetico anche se solo parzialmente di rinforzo), al disegno del corpo timidamente bordato.
Internamente, la catenatura è a X di tipo avanzato, nel senso che l’incrocio è più vicino alla buca rispetto al suo posizionamento tradizionale.
Tale soluzione, adottata a suo tempo e ripresa ultimamente dalla Martin stessa, ha funzione di rinforzo dei bassi in un corpo di volumetria decisamente ridotta rispetto a una dreadnought.
Magnifica la venatura strettissima dell’abete sitka utilizzato per la tavola armonica, la quale mostra belle marezzature, un leggero e gradevole color miele ma risulta non costituita da una stessa tavola perfettamente aperta a libro (bookmatched).
Migliore la corrispondenza tra i due fogli di palissandro del fondo.

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