Lo spettro del referendum e le paure legittime del mercato

In questi ultimi giorni, lo spread ha superato i 160 punti base per poi ritornare ad un punteggio al di sotto di questa soglia psicologica. La vicinanza del referendum impaurisce gli investitori che non vogliono instabilità politica.

I mercati fanno pressione e la paura degli investitori è legittima. l’Italia ha bisogno di un governo per essere percepita come seria e risoluta nel realizzare gli obiettivi che si è prefissata. La possibilità che Renzi cada non va a genio ai mercati che già fanno pressione attraverso un innalzamento dello spread.

Non è del tutto infondato tale timore. l’Italia è un paese che ancora deve rafforzare il percorso di ripresa, non si può permettere instabilità politica.

Gli investitori reputano che gli italiani siano insofferenti poiché non avvertono la ripresa, cosa che si ripercuote sui sondaggi riguardanti le intenzioni di voto. I partiti e movimenti di protesta avanzano. Riguardo al referendum molti”NO” saranno dettati da un mero rifiuto a Renzi e al suo governo, più che alle sue riforme costituzionali.

LASCIARE IL PAESE NELL’INSTABILITÀ POLITICA E FINANZIARIA

Ciò significa che in caso di ritorno alla urne, una maggioranza netta e chiara potrebbe non esserci e i mercati hanno timore di questo scenario. Reagiscono a modo loro, aumentando lo spread e sperando che gli italiani votino seguendo la linea dettata da Renzi. Vogliono continuità: i mercati sono per definizione conservatori.

Di certo, non hanno tutti i torti: due anni di ripresa non bastano a garantire stabilità finanziaria all’Italia. Un crollo del governo potrebbe influire negativamente sulle prospettive economiche, neanche troppo esaltanti ma almeno decenti.

TENTARE DI RENDERE IL PAESE AFFIDABILE

Un paese che ogni due anni diventa politicamente instabile non è neanche affidabile: Chi investirebbe in un questo paese? I mercati chiedono agli italiani di mettere da parte le beghe interne perché l’immagine dell’Italia venga preservata. Una richiesta legittima? A mio parere sì. Non puoi pretendere sviluppo economico se ad esso non associ una stabilità di governo.

Eppure, la democrazia deve essere preservata: non possiamo essere schiavi delle richieste del mercato. Nonostante le pressioni da esso fatte, infatti, bisogna evitare di sfruttarle per pilotare il voto. Bisogna ricordare quanto il mercato sia timoroso, si basi molto sulla variabile emotiva e psicologica, più che su dati oggettivi.

Un qualcosa di analogo accadde con la Brexit: per quanto il mercato crollò, l’economia non ebbe grandi contraccolpi. Il mercato agisce d’impulso, preso più dall’emotività che da una valutazione razionale dei fatti. Per compiere valutazioni razionali, il suo parere non deve essere preso in considerazione.

Assecondare quindi il pragmatismo del mercato? Dare fiducia alle promesse sugli effetti benefici delle riforme costituzionali? Oppure lasciare lo status quo col timore di ritrovarsi in piena instabilità politica e forse anche economica?

È una riflessione che ognuno dovrebbe compiere. Concordo con renzi quando dice che in gioco non c’è il futuro del governo ma quello del paese, nel bene o nel male. Il mercato,però, sembra abbia già detto la sua sulla questione.

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