Chi c’è dietro Libero Giornale e le fake news? Business delle bufale? ORA PARLIAMO NOI!

Libero Giornale: sapete cos’è? Si tratta di un sito web satirico nato un po’ per gioco, un po’ per analizzare da un punto di vista sociologico quella che è la reazione delle persone ad un fenomeno del genere.

Il 16 dicembre 2016, da una difficile e approfondita indagine portata avanti da un immigrato residente in Italia e da un italiano emigrato in Svizzera, è stata pubblicata su tutti i giornali quella che dagli attenti ricercatori è stata definita la piovra delle panzane. Sapete cosa c’è di bello in tutta questa storia? Che in quello stesso giorno sarebbe dovuta uscire la nostra confessione su Chi c’è dietro Libero Giornale. Tuttavia, dopo aver visto l’articolo dei debunker, abbiamo rinunciato a pubblicare l’articolo nel quale spiegavamo le ragioni del nostro lavoro, il nostro modus operandi, e traevamo qualche conclusione.

Beh, vi starete chiedendo: allora chi c’è dietro a questo pericolosissimo Libero Giornale? Ebbene sì, ci sono io, l’autore di questo stesso articolo che state leggendo. Sicuramente se i due investigatori provetti mi avessero contattato, avremmo potuto discutere insieme riguardo a tutta questa faccenda.
Non ho fatto nulla per nascondermi, anzi… proprio in questi giorni potrete assistere all’intervista da me rilasciata per la celebre trasmissione Le Iene. La iena Matteo Viviani, infatti, e venuta a trovarmi e abbiamo tranquillamente e piacevolmente chiacchierato in merito a cosa è, come funziona e quali sono gli obiettivi di Libero Giornale. Due ore di intervista che io ho spontaneamente rilasciato e un’ora e mezza che un mio collaboratore e ‘socio’ ha rilasciato negli studi del programma.
Stiamo parlando di un totale di tre ore e mezza di dichiarazioni che per ovvie esigenze televisive saranno riassunte in una decina di minuti.

Ma ecco il perché di questo articolo…

Mi sono state attribuite decine di portali ritenuti siti di bufale, di fake news. Personalmente, ad oggi gestisco 160 siti in lingua italiana, ma non sono tutti miei. Mi spiego meglio… Nell’aprile 2016 il sottoscritto, già da anni impegnato nel settore dei media digitali ha avuto un’opportunità, ovvero acquisire un brevetto, un software particolare per la gestione di molteplici siti internet, che permette di risparmiare risorse e massimizzare le performance. Per questo motivo il sottoscritto, sempre nell’aprile 2016, ha fondato una società in Bulgaria e rilevato la gestione di circa 100 siti bulgari, più altri 200 di diversi Paesi Europei e non. Di conseguenza, i siti di mia proprietà vengono associati a questa azienda. I miei portali (miei in tutto e per tutto) KontroKultura, ovvero quello in cui vi trovate ora, Teknokultura, In Viaggio e Vivere Sani. Questi portali danno a giovani studenti – ma anche ad articolisti di professione e non necessariamente giovani – la possibilità di guadagnare. Si tratta di “lavoro online”, una situazione alla luce del sole, senza misteri o chissà quale sotterfugio. Date le mie conoscenze in rete e i buoni risultati che scaturiscono dalla gestione e dall’ottimizzazione dei miei siti, sono molte le richieste di collaborazione che mi arrivano da parte di persone interessate ad utilizzare la mia piattaforma; in molti richiedono ed ottengono anche la gestione degli spazi pubblicitari.

Anche il sito web Gazzetta della sera, gestito in toto da una mia collaboratrice, viene attribuito alla mia persona. Infatti, oggi, il portale è mio. Quest’ultimo è stato accusato più volte di aver pubblicato bufale… Sì, forse è vero e, andando a cercare sui siti dei missionari anti-bufala, si trovano non più di 10 articoli contestati su circa 10.000 pubblicati. Diciamo pure che, a volte, anche le fonti più autorevoli possono sbagliare. Ma cosa certa è che da quando ne ho preso il controllo totale nell’ottobre 2016, questo sito non è mai più stato accusato di pubblicare cosiddette fake news. Faccio semplicemente ciò che fanno anche note testate giornalistiche online, cioè copio e incollo le notizie dai quotidiani online, notizie facilmente reperibili attraverso una banale ricerca su Google.

La realtà, in sintesi, è la seguente: in base a una ricerca superficiale degli investigatori mi vengono attribuiti portali che con me non hanno nulla a che fare, addirittura siti web che sono stati sulla mia piattaforma e da me cacciati perché ritenuti non idonei.

Ma arriviamo al tanto incriminato Libero Giornale

Libero Giornale è nato come idea la notte tra il 30 novembre e il 1 dicembre 2015. Durante una conversazione in chat con un collega, nasce l’idea e in pochi minuti il sito va online. A piè pagina viene specificato che si tratta di un sito satirico con questa frase “Satira e Finzione sono la nostra Missione”; inoltre, un disclaimer piuttosto chiaro recita che si tratta di un portale web in cui nulla è vero.

Dopo la strutturazione e la messa online, iniziamo pubblicare articoli di varia natura, divertenti e non. “Ma perché lo fate?”, si domandano tutti. “Per soldi!”, “Per lucrare sull’ignoranza delle persone!”, rispondono gli autorevoli debunker. Come detto anche a Le Iene (sempre che venga riportato), noi ci abbiamo guadagnato ben poco da tutto ciò. A differenza di quanto scritto e fatto credere, non c’è tutto questo grande business dietro a Libero Giornale. Da come si leggeva nell’inchiesta sembrava che avessimo un giro d’affari da milioni di euro, ma è un errore a dir poco sproporzionato. Il nostro fine non è mai stato unicamente quello economico, tant’è che per molti mesi non abbiamo scritto e pubblicato articoli. Se avessimo voluto guadagnarci davvero, avremmo scritto una decina di bufale al giorno, ma non lo abbiamo fatto. Dietro a Libero Giornale c’è anche uno studio per capire il fenomeno delle fake news, le conseguenze sociali di queste notizie, il ruolo dei mass media e delle istituzioni nel combattere (o favorire) il fenomeno, e tanto altro ancora. Non nego che ci siamo davvero divertiti e l’articolo più letto in assoluto, che conta quasi un milione di visualizzazioni, è stato “LA MESSA È FINITA, ANDATE A FANCULO” E LASCIA LA CHIESA SBATTENDO LA PORTA.

Quest’ultimo è di certo un articolo difficilmente si può prendere sul serio, magari un articolo non al 100% frutto della nostra fantasia, ma basato su qualcosa che l’autore ha letto da qualche parte. La cosa più divertente è stata senza dubbio leggere i commenti: da quelli indignati dei creduloni a quelli divertiti… insomma, di tutti i generi. Ma non è tutto qui: il portale contiene infatti articoli sulla politica, sull’immigrazione e sul referendum dello scorso dicembre. Tutti articoli al limite, comunque; basti pensare che in un articolo recente, addirittura, abbiamo fatto credere che il nuovo governo capitanato da Giovanni Spadolini avrebbe inserito nuove tasse (sottolineo: nuovo governo capitanato da Giovanni Spadolini).

Tanti articoli non sono mai stati letti – perché troppe persone si limitano al titolo e nemmeno lo capiscono – ma ugualmente condivisi. Una semplice lettura dell’articolo, anche di sfuggita, avrebbe permesso a chiunque di capire che si trattava di pura invenzione.

Arriviamo al celebre articolo su Gentiloni: tante condivisioni e pochissimi lettori, fino a quando LIBERO QUOTIDIANO e IL GIORNALE hanno riportato il titolo, spiegando però nel testo che si trattava di una bufala. A questo punto il più totale clamore per un articolo visto (ma non letto!) da circa 100.000 persone.
Che poi, riflettiamo un momento, lo avete letto il testo? Si parlava del programma televisivo RiccanzaMa secondo voi Gentiloni può parlare di Riccanza in un suo discorso?
E anche l’articolo sulla Littizzetto “Se al referendum vince il NO non mi vedrete più in TV” lo avete letto? A fine articolo ci sono testuali parole: “La Littizzetto ha dichiarato di non aver mai dichiarato nulla sul referendum, ma tanto queste dichiarazioni non le legge nessuno quindi se il cielo diventa una pattumiera a strati senza mandato in latino alle 8.15 posso pensare di aver fatto un buco sulla spiaggia”. Al che mi son detto: “Ma figurati se qualcuno condivide queste parole…“. Ebbene, è stato uno degli articoli più condivisi di quel periodo e ripreso da centinaia di siti (ma tutti preferiscono tacere).

E che ne dite di un articolo dal titolo “Alfano ministro a vita: rimarrà in carica fino al 2065“? Chi può credere sia vero? Chi può credere che sarà ministro fino al 2065?! Eppure, nonostante l’assurdità della notizia e tutti i nostri disclaimer, c’è chi ci ha creduto veramente. Un sorprendente fenomeno sociologico, non credete?

Forse io e i ragazzi che hanno collaborato con me, non saremo tra i più bravi a fare satira, ci dicono anche che questa non è satira, ma quando poi viene scritto che il nuovo ministro Valeria Fedeli è Laureata al CEPU e ha una love story con Bobo Vieri
Vabbè… se questa non è satira!

Poi esiste la politica e io, come tutti, ho le mie idee, peraltro mai nascoste. Sui miei portali scrivono collaboratori con una propria testa, con proprie idee politiche anche agli antipodi delle mie, lascio la parola a tutti perché la libertà è la cosa più importante. Come è possibile notare anche sulle pagine di questo stesso blog, KontroKultura, sono presenti articoli di qualsiasi genere (purché nel rispetto di un semplice regolamento che accomuna tutti i portali esistenti nel web) e ho sempre permesso a tutti di esprimere le proprie idee.
Questo per chi rompe le palle con la politica: basta, non è una questione di politica… Ma come si faceva a non prendere in giro Renzi, che ogni giorno ci regalava un motivo in più per farlo?

Da qui parte la caccia alle streghe, si cominciano a vedere siti di informazione alternativa bannati da Google Adsense, si parla di censura, si parla di controllo dell’informazione. Ci sarà una commissione che a suo giudizio deciderà cosa è vero e cosa è una fake news… Grazie al cazzo, dico io… questo nemmeno Orwell lo avrebbe immaginato. Qui si arriva al controllo dell’informazione, una cosa pericolosissima.

Vanno capite le ragioni, analizzate, studiate. Se non ci si fa un’idea del perché di una cosa, non è possibile sapere per cosa si sta lottando.
Combattete contro di noi? Perfetto, una volta rivelata la nostra identità e aver reso pubblico il fatto che non c’è assolutamente nessuno dietro a questo sito se non due persone che hanno portato a galla un problema, sarete punto e a capo. Non siamo paladini della giustizia nemmeno noi, non abbiamo la verità in tasca o la soluzione a tutto, ma operando dal lato opposto al vostro (dei debunker) abbiamo capito le dinamiche che hanno spinto le persone a non credere più a nulla e a credere a tutto. Abbiamo capito che non sono i social il problema, non sono i siti che si inventano le notizie, non è l’algoritmo di Facebook. Quest’anno di bufale è stato solo una fortificazione delle nostre convinzioni, che sicuramente a nessuno interesseranno, ma il problema non siamo (solo) noi.

E come non parlare dell’iniziativa di Laura Boldrini per combattere le bufale? “Le bufale non sono solo goliardate, provocano danni reali alle persone”, scrive il Presidente/a della Camera. La Boldrini, come si evince dal video, non ha capito una mazza del problema delle bufale. Generalizza come se non ci fosse un domani e, come scrive Massimo Mantellini per Il Post, “Il punto è che Boldrini si occupa di temi che non le spettano e lo fa nel sostanziale “vialibera” di chi sui temi della politica delle reti è stato eletto dai cittadini in Parlamento.
Per quale ragione la cittadina Boldrini deve proporre a Facebook “proposte di natura tecnica” che nemmeno vengono esplicitate? Chi le ha pensate? Boldrini stessa? Qualche misterioso esperto di cui la Presidente della Camera si fida ciecamente? E perché, visto che si tratta di proposte che l’Italia fa a Facebook a riguardo dell’ecosistema di rete non solo non sono state discusse pubblicamente (non dico in Parlamento che sarebbe il luogo deputato per farlo) ma non vengono nemmeno citate per sommi capi? Sostengo da sempre che le grandi piattaforme di rete dovrebbero avere una rappresentanza fisica nei Paesi in cui sono numericamente molto presenti, ma perché il mio parere, che incidentalmente su questo è lo stesso di Boldrini, deve essere consegnato via lettera a Mark Zuckerberg come se fosse il parere di tutti?

Fa ridere anche che si affidi ai noti debunker che, oltre ad attaccarci dalla mattina alla sera, non fanno altro che copiare e incollare i nostri articoli e scrivere: “È una bufala, non c’è la fonte, se la sono inventata!“. Ma dai? Che disarmante genialità! E adesso come ve la passate senza di noi? Riuscite ancora a campare? Nessuna bufala sui giornali o in TV? Ah no, quegli articoli non se li calcolerebbe nessuno, se smentiscono il governo poi succede un casino…

In conclusione…

Se volete divertirvi, leggete Libero Giornale. Dopo il successo che ci hanno voluto regalare, ora è presente anche la sezione Collabora con noi, che vi darà l’opportunità di contattarci e avere eventualmente un vostro spazio in cui scrivere. Per quelli che si arrabbiano e si indignano: non sprecate energie preziose, incanalatele in qualcosa di produttivo o magari piacevole come una vita sessuale attiva.

Ps: se il mio collaboratore vuole rimanere anonimo, c’è un motivo. Volete iniziare una caccia alle streghe e tentare di metterlo alla gogna con l’ennesima finta inchiesta? Fate pure, ma confermereste solo l’opinione che abbiamo di voi. La verità è che nemmeno voi sapete contro che cosa state combattendo. Volete la chiusura di Libero Giornale? Perfetto, e dopo? Tutto risolto? Non cambierà nulla, e lo sapete benissimo. Non vi interessa avere un dialogo con noi, non vi è mai interessato.

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