The China Study: la via orientale al benessere

Frutto di un studio epidemiologico intrapreso in Cina, durato ventisette anni e realizzato in collaborazione con le Università di Oxford, Cornell e le Accademie di medicina cinese,  il testo “China Study” curato dal dottor Campbell conferma alcune tesi da sempre alla base della medicina naturale.

Grazie al limitato utilizzo di carne e di proteine di origine animale nella cucina tradizionale, la Cina si è rivelata la zona ideale per poter dimostrare che la dieta e un corretto stile di vita possono allontanare lo spettro delle malattie cardiache e che anche alcuni tipi di cancro risulterebbero in qualche caso correllati al consumo di latticini e carni provenienti da animali trattati con ormoni.

La popolazione cinese, infatti, risulta essere in condizioni fisiche nettamente migliori rispetto alla popolazione occidentale: molte patologie, dette ormai “malattie dell’abbondanza” hanno in Asia numeri molto bassi di malati. Il tasso di obesità, infatti, è minimo tra i cinesi e così tutte le patologie che da essa derivano: diabete, ipertensione, disturbi circolatori e cardiaci, e i danni alle articolazioni e all’apparato scheletrico.

Grazie agli antiossidanti, gli anziani che seguono un regime ricco di frutta e verdura mantengono la mente lucida più a lungo e il regolare esercizio fisico, praticato anche durante la terza età aiuta a mantenere il corpo in buone condizioni.

Oggi, però, alcune condizioni sono oggettivamente mutate: nelle grandi città della Cina si  tende ad “occidentalizzare” tutti gli aspetti della vita umana e anche l’alimentazione si è fatta via via più ricca di carne e l’aumento del consumo di grassi di origine animali comincia a mietere le prime vittime.

Indirettamente, lo studio conferma la validità della dieta mediterranea, ricca di cereali, verdure e alimenti sani e naturali.

Il libro “The China Study” è pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Macro.

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